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     Call of Duty: Modern Warfare 3

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    Leo
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    MessaggioOggetto: Call of Duty: Modern Warfare 3   Sab 19 Nov 2011 - 17:59

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    L’uomo sa essere cattivo, con o senza videogiochi: abbiamo alle spalle migliaia di anni di violenze, stupri e stragi, perfettamente compiute anche senza l’ausilio di un paio di pezzi di plastica e delle immagini colorate in tv. Incolpare i videogiochi di essere la causa scatenante della violenza, è da stupidi.

    Modern Warfare 3 è il terzo capitolo di una delle serie di videogame di guerra più amati della nuova generazione. Pensate che per il secondo capitolo, uscito un paio di anni fa, in 30 milioni hanno sfruttato i server online per potersi confrontare da ogni parte del mondo. Praticamente un esercito. Quello che i media si aspettano di veder scendere in strada a fare strage di civili, così da incolpare l’industria videoludica, prendersela con chi fornisce solo sano divertimento, e non dover parlare di chi, per esempio, è pronto a sacrificarsi in nome di una rivoluzione democratica.

    Quello che questi giochi ti insegnano non è far fuori il tuo migliore amico o l’amore della tua vita: è il lavoro di squadra, è la fiducia reciproca, è il sapere di poter contare su chi ti sta accanto. Non ho bisogno di andare in Afghanistan, o in una qualunque caserma per impararlo. Perché i giochi di guerra sono quelli dove non è la violenza la protagonista. E’ questione di velocità, ritmo e precisione. Cose di cui l’uomo sente l’esigenza, la volontà di sentirsi allenato anche quando si sta rilassando.


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    Mai come in questo 2011 il rilascio dell’annuale Call of Duty è stato accompagnato da una tale onda mediatica: per quanto il brand Activision non abbia mai avuto problemi a fare notizia, la “sfida” lanciata da EA con il suo : [Devi essere iscritto e connesso per vedere questo link]e il ritorno allo sviluppo di [Devi essere iscritto e connesso per vedere questo link] orfana dei suoi “padri” ma accompagnata dagli esordienti [Devi essere iscritto e connesso per vedere questo link], hanno contribuito a generare un’attenzione senza precedenti attorno a Modern Warfare 3.
    Ben conscia che il suo prodotto risulta ormai tecnologicamente arretrato rispetto alla concorrenza, l’accoppiata di sviluppatori ha deciso di puntare tutto sull’ottimizzazione e sull’offerta ludica, quest’ultima in grado di proporre un invidiabile ventaglio di possibilità tra campagna singolo giocatore, cooperativa e l’immancabile online competitivo.



    L’arte della guerra

    La campagna singolo giocatore di Modern Warfare 3 riprende esattamente dove quella del predecessore aveva lasciato. Gameplay, stile narrativo e ritmo risulteranno familiari ai veterani della saga, proponendo l’ormai consueto “giro del mondo” nei panni di diversi militari impegnati nella lotta contro una terribile minaccia terroristica, anch’essa ben nota.
    Dal punto di vista del plot, questo terzo capitolo punta infatti a tirare le fila della storia cominciata con il primo Modern Warfare (ossia Call of Duty 4), permettendo al giocatore di vedere finalmente conclusa la storia che lega Soap, Price, Nikolai e il villain Makarov, cui si aggiungono diversi nuovi personaggi, tra cui Derek Frost della Delta Force e Marcus Burns del SAS. Per quanto i punti di vista siano come di consueto diversi e frequentemente alternati durante l’arco narrativo, si nota un leggero aumento della coesione tra gli eventi (cui contribuisce anche qualche utile, e ispirato, flashback esplicativo, che riprende eventi del passato e ne spiega importanti retroscena), risultante in una storia più comprensibile.
    Dal punto di vista del gameplay non si segnalano particolari novità: tre atti, divisi in brevi capitoli, accompagneranno il giocatore per circa 5 ore in una costante guerriglia urbana, alternando missioni ambientate in spazi contenuti ad altre di più ampio respiro, dove le location, perlopiù urbane, riescono a dare il meglio di sé.
    Nonostante infatti la linearità e il massiccio utilizzo di script la facciano come sempre da padrone, Londra, Parigi, Amburgo, Praga e Berlino riescono a fare da teatro per scontri meno individualistici rispetto al passato, dove spesso si combatte insieme a veri e propri eserciti, completi di mezzi pesanti e supporto aereo. L’enfasi sul lavoro di squadra, per quanto rilevante più nella contestualizzazione che nelle meccaniche di gameplay vere e proprie, giova alla credibilità delle situazioni belliche, in parte aumentata rispetto al passato.
    I “momenti Rambo” e le ripetute citazioni a sequenze già viste nei predecessori tuttavia non mancano (vedasi la meccanica del Breach, che vede il giocatore effettuare irruzioni “al rallentatore” in ambienti chiusi, davvero abusata), così come qualche sparatoria eccessivamente prolungata, con l’immancabile spawn infinito di nemici ad appesantire certi momenti.
    Si fa segnalare come sempre la grandissima varietà di bocche da fuoco disponibili lungo il percorso (fucili e armi corte sono moltissimi, ben realizzati e presenti in diverse varianti in base agli accessori). Dal punto di vista dell’intelligenza artificiale, il lavoro svolto è solo buono: i compagni forniscono un supporto tutto sommato risibile, e l’evidente “immortalità” dei comprimari principali rispetto ai restanti commilitoni risalta a volte eccessivamente.
    I nemici dal canto loro impegnano il giocatore più per l’ottima mira (la quale aumenta esponenzialmente con il livello di difficoltà) che per le manovre sul campo, limitate a causa di una consapevolezza dell’ambiente circostante non sempre buona.
    Tra questi alti e bassi la campagna scorre via veloce, regalando alcuni momenti cinematografici davvero riusciti, complice anche l’utilizzo frequente di postazioni fisse montate su veicoli in movimento ed un gusto registico talvolta molto azzeccato (notevolissima una sequenza ambientata a bordo di un aereo fuori controllo).
    La corsa a perdifiato riesce a non zoppicare quasi mai, attestandosi quasi ai livelli di quella del capostipite per qualità e portando a un finale sopra le righe ma perlomeno soddisfacente per tutti i fan.



    Operazioni Speciali

    Dopo i buoni risultati ottenuti in campo cooperativo con Modern Warfare 2, i ragazzi di Infinity Ward e Sledgehammer Games hanno deciso di porre particolare enfasi sulle Spec-Ops, questa volta divise in due modalità: le Missioni porteranno nuovamente due giocatori ad affrontare una serie di livelli in parte inediti, in parte ispirati alla campagna singolo giocatore (in tutto 16), volti a enfatizzare il lavoro di squadra.
    Survival si configura invece come una sorta di modalità Orda (una tradizione cominciata con il secondo capitolo di Gears of War): le 16 mappe per il multiplayer competitivo ospiteranno ondate di nemici via via sempre più ostiche da affrontare, accompagnate dalla possibilità per i giocatori di acquistare nuovo equipaggiamento con i punti accumulati in partita.
    Durante le sessioni di prova, alcune delle missioni sono state in grado di sorprendere per le originali soluzioni adottate: invece di gettare banalmente i due giocatori nella mischia, gli sviluppatori si sono preoccupati di disegnare i livelli e le meccaniche di gameplay appositamente per la cooperativa. E’ così che in un livello un giocatore si troverà ad attraversare a piedi un’area nemica, mentre l’altro potrà offrirgli supporto controllando da remoto una serie di mitragliatrici fisse dotate di telecamere. Un’altra ambientazione vedrà invece un giocatore intento a disattivare una serie di ordigni esplosivi improvvisati (IED), mentre l’altro gli fornisce supporto dall’alto con un fucile da cecchino e la possibilità di chiamare il supporto aereo.
    Per quanto non tutte le Missioni presentino la medesima qualità e durata (decisamente deboli quelle nel poligono di tiro), nel complesso l’esperienza si rivela molto divertente da condividere con un amico e sufficientemente longeva: almeno tre ore alla prima passata, anche se vedersi riconoscuto il massimo del punteggio possibile in ogni missione (ossia tre stelle) non sarà affatto semplice e richiederà ulteriore impegno e tempo di gioco.
    Discorso a parte per la modalità Survival, novità per la serie: la modalità si è rivelata divertente grazie all’ottimo assortimento di nemici nelle varie ondate (dai soldati standard si passa presto ai kamikaze imbottiti di esplosivo, presenti anche in “forma canina”, ai mini-boss vestiti con tuta Juggernaut e molti altri) e alla buona varietà di equipaggiamento acquistabile presso gli appositi terminali. Non solo armi, infatti, ma anche aiuti più massicci, come attacchi aerei (ripresi direttamente dalle ricompense per i killstreak del multigiocatore competitivo) e squadre di supporto guidate dall’intelligenza artificiale.
    Nel complesso la modalità riesce a differenziarsi nettamente da Nazi Zombies tradizionalmente offerta dai Call of Duty targati Treyarch, grazie ai punti di spawn dinamici, all’equipaggiamento acquistabile molto più vario e alla natura più tattica del design delle ambientazioni, proponendo un’aggiunta consistente alla già ricca offerta del titolo.
    Inoltre, sebbene le modalità siano state studiate appositamente per essere godute in compagnia di un amico, è stata prevista la possibilità di affrontarle in solitaria, accompagnati dall’intelligenza artificiale: una parte del fascino andrà senza dubbio persa, ma in questo modo l’offerta di Modern Warfare 3 diventa più longeva anche per i solo player.

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    Comparto multigiocatore

    Procedendo sulla strada tracciata dai predecessori, il comparto multigiocatore competitivo di Modern Warfare 3 propone un ottimo numero di modalità e mappe.
    Le seconde, ben 16, si ispirano in parte alla modalità singolo giocatore, proponendo una buona alternanza tra ambientazioni chiuse e aperte, come sempre ricche di percorsi alternativi e dislivelli tatticamente interessanti. Le dimensioni perlopiù generose offrono ampie chance a ogni tipo di giocatore, dal cecchino all’appassionato di scontri ravvicinati.
    Le vere novità del comparto risiedono però nella progressione del personaggio, nei Perk a corredo e nella gestione delle Killstreak (sequenze di uccisioni).
    La progressione in livelli è stata estesa anche alle armi, le quali accumuleranno punti esperienza permettendo al giocatore di accedere a nuovi gadget da equipaggiare, dai lanciagranate ai diversi mirini (riguardo a questi ultimi, segnaliamo l’introduzione di quelli ibridi, un insieme di red dot e ottica rimovibile), e a un unico slot per un perk dedicato, definito weapon proficiency, come ad esempio Kick, che riduce il rinculo durante il fuoco mirato, o Attachments, che permette di equipaggiare due gadget sullo stesso ferro (andando a sostituire il perk Bling di Modern Warfare 2). Completamente rimossa invece la valuta di gioco vista in Black Ops (i cosiddetti COD Point), abbandonata in favore del classico sistema di sblocchi visto nei precedenti Modern Warfare.
    I Perk contano sei nuove introduzioni e un generale ribilanciamento, a nostro parere positivo: il largamente sgradito Last Stand è stato completamente rimosso, Matryrdom rimane come Deathstreak (quindi ottenibile solo dopo 4 morti consecutive e sbloccato solo al livello 51).
    Il nostro unico dubbio è relativo ad un’eccessiva efficacia di Assassin, in grado di rendere il giocatore invisibile agli UAV, ai radar portatili, alla rilevazione termica e ai sensori di battito cardiaco: potrebbe infatti incentivare molto il camping indisturbato, anche se questo andrà verificato in futuro, quando la massa si sarà riversata sulle mappe.
    Davvero notevole il lavoro svolto sulle Killstreak, ora meglio note come Pointstreak: per la prima volta nella saga infatti, i giocatori potranno accumulare i preziosi punti anche completando gli obbiettivi di gioco (nelle modalità che lo concederanno), come piantare una bomba in Cerca e Distruggi o catturare una bandiera nell’omonima stipulazione.
    Inoltre, i Poinstreak sono stati divisi in tre alberi differenti: Assault, Support e Specialist.
    Il primo annovera i classici attacchi distruttivi, come gli elicotteri o il supporto aereo, il secondo è invece dedicato ad aiutare la propria squadra, con giubbotti antiproiettile e droni da ricognizione in grado di individuare i nemici, Specialist invece sblocca un perk aggiuntivo (fino a 3) per ogni gradino raggiunto (2, 4 o 6 uccisioni).
    I punti accumulati in Assault e Specialist si resettano con la morte del giocatore, mentre quelli di Support rimangono attivi.
    Rimane naturalmente la possibilità di personalizzare le ricompense dei Pointstreak, selezionandole tra diverse alternative, permettendo una personalizzazione molto più approfondita che in passato e un generale bilanciamento.
    Invece che cercare costantemente la catena di kill, i giocatori sono ora più portati a cooperare e a completare gli obbiettivi di gioco, un concetto che gioverà senza dubbio all’esperienza generale.
    Chiudono il cerchio di novità alcune modalità inedite, tra cui spicca senza dubbio Kill Confirmed: questo particolare deathmatch a squadre costringerà i giocatori non solo a uccidere i membri del team avversario, ma anche a raccogliere le loro dogtag per accumulare punti, con la possibilità di “negare” un uccisione avversaria recuperando le piastrine della propria squadra. Eliminando completamente il camping, questa modalità si è rivelata come una delle più divertenti e tattiche.
    Molto interessante anche Team Defender, un Cattura la Bandiera dove quest’ultima non va portata alla base, ma mantenuta il più a lungo possibile, in quanto la squadra che ne è in possesso ottiene punti doppi per le uccisioni: ottima per chi ama il lavoro di squadra.
    Interessanti anche i Match Privati, i quali conservano tra le loro fila diverse modalità introdotte da Black Ops, come il Gun Game e One In The Chamber, introducendo alcune modalità di qualità alterna. Una delle meno riuscite è risultata Juggernaut, in cui un giocatore si troverà ad indossare la gigantesca tuta protettiva mentre tutti gli altri gli daranno la caccia, creando un totale caos sulle mappe.
    Nel complesso, Modern Warfare 3 non rivoluziona la formula ormai ben nota proposta dai suoi predecessori, limitandosi a imparare dai propri errori e ribilanciando con successo la formula.
    Le nuove modalità e la completa revisione dei Pointstreak incentivano soprattutto il lavoro di squadra, scoraggiando nella maggior parte dei casi il camping. La formula piacerà come sempre agli appassionati del brand e il prezzo del biglietto è pienamente giustificato dalla ricchezza dell’offerta.
    Di certo, anche in questo nuovo capitolo non c’è stato grande spazio per l’innovazione, né tecnologica né concettuale, o lo sviluppo di idee davvero nuove in campo multigiocatore, un qualcosa che speriamo possa vedersi in futuro.

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    Comparto tecnico

    La quinta versione dell’IW Engine (ribattezzata MW3 Engine) porta sulle console HD uno spettacolo visivo di tutto rispetto, sebbene l’età del motore originale si faccia ormai sentire in maniera maggiore ad ogni nuova uscita.
    La scelta di ambientare la nuova campagna (e di conseguenza buona parte delle mappe multigiocatore) in location urbane ha posto nuove sfide agli sviluppatori, i quali hanno risposto aggiornando il sistema di streaming delle texture, proponendo ambientazioni dal respiro decisamente più ampio che in passato.
    Le sequenze ambientate tra i palazzi di New York o sul lungo Senna di Parigi colpiscono soprattutto grazie all'ottimo design e al buon lavoro svolto sull'effettistica, mentre lasciano a desiderare la densità poligonale degli elementi di contorno e una certa mancanza di rifiniture, come l'aliasing diffuso e frequenti texture in bassa definizione. I crolli di edifici, naturalmente pre-calcolati, riescono comunque a catturare l'occhio, sebbene si noti la natura assolutamente scriptata degli eventi.
    Discreto il comparto animazioni, anch'esso soggetto a qualche defaillance.
    Tutto questo come sempre a favore del frame rate, inchiodato sui 60 frame per secondo e mai soggetto a cali.
    Notevole il lavoro svolto sul comparto audio, nettamente migliorato rispetto ai primi capitoli: ancora lontano da quello della concorrenza targata EA, eppure molto più diversificato nelle campionature ed enfatizzato nei bassi.


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