7 Novembre 2011.
Oggi giornata di lutto cittadino.
Genova piange le vittime di questo ennesimo disastro.
E chiede giustizia.
Giustizia, non vendetta.
La Procura ha aperto un’inchiesta e se verranno accertate delle responsabilità i colpevoli saranno puniti.
Ma sopratttutto Genova chiede di non dover più piangere la morte di suoi cittadini innocenti a causa di calamità naturali che, se da una parte non possono essere evitate, dall’altra è pur vero che possono essere senza dubbio mitigate.
La quantità d’acqua caduta in poche ore nel centro di Genova è stata di portata sicuramente eccezionale e ben poco si può fare quando la natura si scatena.
Ma la natura è solita reagire in maniera così violenta quando vuole rispondere alle provocazioni e alle offese a lei perpetrate dall’uomo, quando vuole riaffermare il suo diritto di riprendersi in qualsiasi momento gli spazi a lei sottratti.
L’uomo quindi deve convivere in armonia con essa, e per fare ciò si possono fare tantissime cose.
Si possono ad esempio evitare le cementificazioni selvagge, si possono mantenere puliti gli alvei dei fiumi e dei torrenti, nell’era dei telefonini e di internet si può organizzare un efficiente servizio di allerta per chi risiede nelle aree a rischio esondazione, si può e si deve anche cercare di educare i cittadini ad un maggior senso civico.
Alcune di queste cose sono state fatte, ma evidentemente in maniera non sufficiente o comunque sbagliata.
Oggi Genova piange Shpresa, Gioia, Gianissa, Angela, Evelina e Serena.
E non le dimenticherà.
Da domani Genova chiede che i suoi amministratori lavorino alacremente per evitare il ripetersi di eventi catastrofici come questo.
Chiede più trasparenza e più comunicazione con le autorità competenti.
Chiede fatti concreti e meno parole.
Chiede di poter dire finalmente “il mio nome è mai più”.
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