Leo Founder®


Numero di messaggi: 2362 Età: 44 Città: Genova
Reputazione: 2256 Punteggio Postatore: 30427 Data d'iscrizione: 09.11.09
 | Oggetto: Come si misura lo share televisivo? Ven 4 Nov 2011 - 22:52 | |
| Come si misura lo share televisivo? Ci sono due tipi di rilevazioni: quella RAI (basata sull'Auditel) e quella Mediaset.
La misurazione dello share (%) televisivo è stimato in modo gratuito e privo di compensi su un numero fisso di famiglie, attualmente 5.163, che vengono dotate di un apparecchio di nome "Meter", a cui bisogna indicare il canale guardato e il numero di persone presenti alla visione del canale. Da un lato, il sistema è affidabile perché ogni volta che si aziona il telecomando - il dispositivo memorizza istantaneamente il programma che si sta guardando. D'altra parte, non lo è per niente sia perché il campione [Devi essere iscritto e connesso per vedere questo link] è molto ridotto (poche migliaia di utenti), sia perché nessuno ti garantisce che qualcuno stia guardando la TV anche se accesa (le "famiglie Auditel" tendono a tenere accesa la TV a qualunque ora, facendo sospettare che non sempre stiano a guardarsela!).
Il sistema usato da Mediaset è più semplice. Innanzitutto vengono contattati un maggior numero di utenti. A questi viene consegnato un registro su cui devono annotare quali siano stati i programmi che sono stati visti nella giornata. Ovviamente, ci si ricorda solo quello che si ha guardato, quindi non ha senso tenere acceso la TV a vuoto. Inoltre non vengono registrati i programmi che s'intravedono con lo zapping. Per contro, nessuna "scatola nera" garantisce che i registri giornalieri siano compilati con veridicità. [Devi essere iscritto e connesso per vedere questa immagine]un Sinusoide, una delle più comuni onde Radio Meter (Auditel)Il meter è un contatore elettronico collegato ai televisori di un panel (campione) di circa 5100 famiglie italiane, per un totale di 9500 apparecchi, utilizzato dalla società Auditel per la rilevazione degli ascolti televisivi. Il meter, dotato di collegamento GSM che rileva e trasmette i dati relativi all'utilizzo del Digitale terrestre, Digitale satellitare e trasmissione via cavo, è composto da tre parti:
• L'unità di identificazione, che riconosce e registra il canale televisivo dell'apparecchio utilizzato (tv, videoregistratore, lettore dvd, ricevitore per tv satellitare e digitale terrestre, playstation);
• Il telecomando, che segnala le presenze individuali per ciascun televisore, attraverso tasti assegnati a ogni componente della famiglia e a eventuali ospiti;
• L'unità di trasmissione, che raccoglie i dati per poi trasmetterli, tra le 2 e le 5 del mattino, al calcolatore centrale, via linea telefonica o GSM.
L’esperienza Auditel italiana si inserisce nel filone degli studi longitudinali sul pubblico televisivo che utilizzano la tecnica del panel. Cos’è un panel? L’obiettivo delle ricerche basate sul panel è quello di definire le dimensioni e la struttura del consumo televisivo ed allo stesso tempo i cambiamenti di “dieta mediale” in termini di quantità di televisione e di scelte. La tecnica del panel prevede la costruzione di un campione di cittadini rappresentativo della popolazione che si vuole studiare. Nel tempo le rilevazioni vengono effettuate sugli stessi soggetti appartenenti al campione, in modo tale da poter studiare le dinamiche del consumo nella loro continuità. Nel corso degli anni alcuni partecipanti al panel vengono sostituiti perché non hanno più interesse nei confronti del panel, perché non hanno più tempo a disposizione per partecipare al panel, perché cambiano le caratteristiche, le abitudini di vita e di consumo dei cittadini, perché potrebbe venir meno la spontaneità nel partecipare ad un’indagine che si ripete nel tempo. Quando nasce Auditel? Auditel nasce nel 1984 a Milano per rilevare in maniera obiettiva ed imparziale i dati sull’ascolto televisivo italiano. I rilevamenti iniziano nel 1986. Nella prima fase del lavoro è stato individuato il panel. Per fare questo sono state utilizzate ricerche sociologiche e di mercato che hanno coinvolto circa 41.000 famiglie, da cui è stato estratto in modo anonimo e casuale un gruppo ristretto di appartenenti al campione. Le ricerche vengono aggiornate semestralmente per continuare a garantire la rappresentatività del panel che ogni anno subisce un rinnovo del 25%. La proprietà della società è divisa in quote del 33% per le tre componenti fondamentali: televisione pubblica (RAI), emittenza privata (reti nazionali ed emittenti locali), aziende che investono in pubblicità (UPA) con agenzie e centri media; il restante 1% è di proprietà della Federazione Italiana Editori Giornali (FIEG). Lo share degli spotImmagino che quando fu fondato l’Auditel ci fossero le migliori intenzioni condite da immotivatamente cieca fiducia nella scienza statistica - per utilizzarlo come unità di misura quantitativa/qualitativa dei programmi televisivi.
Qualcosa però non deve aver funzionato: è tutta “colpa” dei pubblicitari, che hanno visto nell’Auditel stesso un sistema infallibile per capire quante persone potessero vedere i loro spot, cosa che poi ha generato lo share minimo garantito, i risarcimenti, i periodi fuori garanzia e compagnia cantante.
Allora, però, sorge un dubbio: considerato il fatto che la serrata guerra dei punti percentuali serve sostanzialmente per vendere pubblicità, considerato il fatto che nessuno si sogna di usare l’Auditel come indice qualitativo, né la cosa interessa a chicchessia, è più utile sapere quanta gente guarda uno show o una serie tv oppure quanta gente si sorbisce gli spot?
Perché far contratti sulla media di share di uno show, quando questo vuol dir ben poco nella media di share di un break pubblicitario? Certo, i dati sono ricavabili dalla curva minuto per minuto, ma non sono pubblici. E soprattutto, non è sulla base di quei dati che si fanno i contratti. Fonti: Miste |
|