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     I pirati della Somalia - Origini e presente: storie di violenze e soprusi, subiti e fatti, e di soldi riciclati

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    Leo
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    MessaggioOggetto: I pirati della Somalia - Origini e presente: storie di violenze e soprusi, subiti e fatti, e di soldi riciclati    Ven 11 Feb 2011 - 21:40

    I pirati della Somalia - Origini e presente: storie di violenze e soprusi, subiti e fatti, e di soldi riciclati


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    “A cosa miri pirata, che prendi possesso del mare?”

    “A ciò a cui miri tu impadronendoti di tutta la terra; ma io, che lo faccio con una barca insignificante, vengo chiamato ladro mentre tu, che lo fai con una grande flotta, vieni chiamato imperatore”

    Alessandro Magno a un pirata catturato, dagli scritti di Agostino d’Ippona “De Civitate Dei” 4,4.

    Ora l’impero si chiama democrazia ma le sue navi da guerra ancora solcano i mari altrui. In questo caso la vittima è la Somalia, in particolare la regione oramai autonoma del Puntland.


    Un po’ di storia, per capire:

    Era il 1992 quando cadde Siad Barre, dittatore da un ventennio. Ali Mahdi e il generale Mohamed Farah Aidid, leader dei ribelli [Devi essere iscritto e connesso per vedere questo link] presero il potere e poco dopo cominciarono a combattersi fra di loro, cominciando le guerre più distruttive nella storia della Somalia.

    Come nella savana, quando la carcassa di un animale giace per terra, si possono trovare sempre degli avvoltoi pronti ad approfittarne, allo stesso modo compagnie come la svizzera Achair Partners e l’italiana Progresso se ne approfittarono, cominciando lo smaltimento di rifiuti tossici nelle acque somale. Queste malefiche compagnie pagarono il signore della guerra Ali Mahdi per scaricare a soli tre dollari a tonnellata, mentre in Europa gli sarebbe costato mille. Nel mentre, altre compagnie si occuparono di depredare le riserve ittiche della zona. Naturalmente questo fu solo l’inizio. Le nazioni più coinvolte dalle attività di scarico sono paesi europei come Francia, Germania, Norvegia, Spagna, Gran Bretagna, Italia e Grecia; oltre a Russia, Taiwan, Filippine, Cina, e Korea.


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    Le foto risalgono al 1997 e dimostrano come centinaia di container dal contenuto di dubbia provenienza siano stati interrati nel porto di Eel Ma’aan in Somalia.

    [Devi essere iscritto e connesso per vedere questo link] "> [Devi essere iscritto e connesso per vedere questa immagine]


    Non bastasse, nel 2005 arrivò lo Tsunami su queste travagliate coste, portando con sé alcuni container di rifiuti tossici che si riversarono sul territorio e fecero ammalare gravemente migliaia di abitanti del Puntland (la regione più colpita), i quali cominciarono ad avere anche figli deformi.

    Piombo, cadmio, mercurio e altre scorie chimiche e nucleari, riempirono le spiagge, secondo Nick Nuttall, portavoce del programma delle Nazioni Unite per l’ambiente. La gente ha iniziato a soffrire di sintomi da radiazioni e più di 300 persone sono morte. Un altro inviato delle Nazioni Unite, tale Ahmedou Ould-Abdallah, inviato delle Nazioni Unite in Somalia, dice: “Qualcuno sta svuotando materiale nucleare qui. C’è anche del piombo e metalli pesanti come il cadmio e il mercurio”. La maggior parte di queste scorie proviene da ospedali e aziende europee, che sembrano affidarle alla mafia italiana affinché se ne “liberi” in modo economico. Quando ho chiesto a Ould-Abdallah che cosa stavano facendo i governi dell’Europa per questo, mi ha risposto sospirando: “nulla”, nessuna delle compagnie o degli stati di cui sopra, ha ammesso una qualche responsabilità. Non c’è stata nessuna attività di ripulitura, nessun risarcimento e nessuna attività preventiva”.


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    Qualche mese dopo lo Tsunami, i pescatori stanchi di rimanere inascoltati da tutti e da tutti derubati, si unirono con le milizie di quartiere e decisero di mobilitarsi per impedire questo scempio. Formarono una Guardia Costiera di Volontari Nazionali, poi diventati i pirati di cui oggi si parla tanto.

    La pirateria Somala è nata dal bisogno di questa povera gente di difendere i propri mari e territori da i “nostri” atti di Vera Pirateria o Pitateria Originaria. E’ stato solo successivamente (circa 2 anni) che hanno cominciato ad usare i riscatti in gran quantità e a non distinguere più tra chi li aiutava e chi no, arrivando anche a sequestrare una nave di aiuti alimentari diretti alla stessa Somalia.

    No, tutto questo non giustifica la cattura di prigionieri e sì, alcuni sono evidentemente solo dei gangster specialmente quelli che si sono impossessati delle scorte inviate dal World Food Programme. Ma i “pirati” godono del massiccio sostegno della popolazione locale per una ragione. Il sito somalo d’informazione indipendente WardherNews ha condotto l’indagine più approfondita che abbiamo a disposizione riguardo a ciò che la gente somala pensa e ha scoperto che il 70% della popolazione “sostiene fermamente la pirateria come una forma di difesa nazionale delle acque territoriali del paese”. Durante la guerra rivoluzionaria in America, George Washington e i padri fondatori americani pagarono i pirati affinché proteggessero le acque territoriali americane perché non avevano una loro marina o una guardia costiera. La maggior parte degli americani li sosteneva. E’ tanto diverso?

    Ci aspettavamo forse che i somali affamati restassero passivi sulle loro spiagge, a fare il bagno nelle nostre scorie nucleari guardandoci mentre rubiamo loro il pesce che verrà mangiato nei ristoranti di Londra, Parigi e Roma? Non abbiamo fatto nulla per fermare quei crimini - ma quando qualche pescatore reagisce interrompendo il corridoio di transito del 20 percento della fornitura mondiale di petrolio, allora noi iniziamo a gridare al “male”. Se veramente vogliamo occuparci della pirateria, dobbiamo arrestarne la causa originaria i nostri crimini prima di spedire navi armate a scovare i criminali somali.

    P.S: Alcuni guardano con perplessità al fatto che sia lo scarico delle scorie tossiche sia il furto di pesce avvengano nello stesso posto, il pesce non viene contaminato? Di fatto, la costa somala è vasta, estendendosi per 3.300 km. Per rendere l’idea, pensate a quanto sarebbe facile se non ci fossero la guardia costiera o l’esercito rubare pesce dalla Florida o gettare scorie nucleari in California. Questi sono eventi che accadono in posti diversi ma con gli stessi terribili effetti: morte della popolazione locale e incoraggiamento del la pirateria. Non c’è nessuna contraddizione.

    E di nuovo, le nostre grandi navi imperiali oggi navigano per i mari, ma chi è il ladro?

    Tornando ai nostri giorni è facile notare come lo schema propaganditistico è il classico già usato per l’invasione dell’Iraq. Esso consiste nell’equiparazione dei pirati ai terroristi islamici, con tanto di fantomatiche minacce di attentati nel mondo occidentale, infiltrazione di Al-Quaeda e conseguente necessità di un intervento militare.

    C’è poi un altro elemento molto importante da considerare. L’enormità di soldi che gira intorno al businness dei rapimenti e riscatti e alle attività anti pirateria.

    Per essere chiaro: se vi rapiscono qulcuno e vi richiedono un riscatto di 1.000.000 di Euro, dovrete spenderne altrettanti tra parcelle degli avvocati spese burocratiche enormi , spese per mediatori, che oltre a consegnare la valigetta ne hanno sempre un’altra per sé, con il lauto compenso. E’ quasi come se vi rapissero due volte. Se non ci credete, guardate fino in fondo il video di 20 minuti (in Inglese/English).



    Pirate land Somalia


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    Per quanto riguarda le attività anti pirateria pensate alla quantità di comande che sono state date dai vari governi alle compagnie (private) produttrici di armi e al fatto che mantenere una flotta di navi da guerra sempre pronta all’azione, insieme ai vari elicotteri e mezzi collaterali, costa cifre a sei zeri, se non a sette.

    Pirati, o combattenti per la libertà e la salute del proprio popolo e territorio? Oramai sono entrambe le cose, ma è ora di chiedersi: di chi è la colpa di tutto ciò?
    La verità sui famigerati "pirati" somali, popolo senza altre alternative, dipinto dai media come barbari senza cuore. Sofferenze e dolori del mondo del mare, sconosciuto a chi non lo vive di persona.




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    Dal 2005 molte organizzazioni internazionali, come l'[Devi essere iscritto e connesso per vedere questo link] e l'[Devi essere iscritto e connesso per vedere questo link], hanno espresso la loro preoccupazione per i rischi economici e sociali causati dalla pirateria. Per contrastare questa minaccia è stata creata un task force navale internazionale denominata [Devi essere iscritto e connesso per vedere questo link] che si assume il compito di contrastare militarmente l'azione dei pirati.


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    Navi assegnate alla Combined Task Force 150



    L'altra faccia della storia..ciò che tutti dobbiamo sapere



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    Nel 2008 a Bruxelles ha istituito la prima missione navale nella storia dell’Ue, una speciale funzione chiamata "Operazione Atalanta" nome in codice: EuNavFor Atalanta.

    [Devi essere iscritto e connesso per vedere questo link] hanno ufficialmente approvato l'invio di una forza aeronavale europea anti-pirateria nel Mare Arabico). I ministri della Difesa dei Ventisette hanno autorizzato l’invio di almeno sette navi da guerra, fra cui tre fregate, per “dissuadere, prevenire e reprimere” la pirateria nel Golfo di Aden, anche con l’uso della forza, e proteggere le navi in transito e quelle che trasportano aiuti dell’Onu per la Somalia. L'obiettivo " i Somali" non le navi di rifiuti tossici! Quindi, le navi europee e degli Stati Uniti continueranno a scaricare i loro carichi tossici con la protezione di enormi navi della marina, e proseguirà indisturbata la miseria dei Somali. Oh, si potree scrivere su questo molto di più. si potrebbero dire i nomi dei colpevoli che hanno permesso che questo accadesse, o come i signori della guerra Somali abbiano ricevuto armi in cambio della loro complicità. Oppure i coraggiosi giornalisti come Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, che sono stati assassinati in Somalia, in seguito al loro colloquio con un delatore di alto livello... Ma, per ora, provate ad aprire gli occhi e cercare la verità dietro i titoli altisonanti.



    La sorprendente scoperta fatta dai pirati somali



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    Un’imbarcazione di pirati si affianca alla nave ucraina


    Nel settembre del 2008 un gruppo di pirati somali riuscì a impadronirsi di un cargo ucraino che transitava nel Golfo di Aden. Una volta saliti A bordo del 'Faina' scoprirono che la nave era carica di armi tra cui 32 carri armati sovietici. L’intero arsenale secondo i pirati era destinato al governo regionale del Sudan meridionale. Immediatamente l’Ucraina, insieme con il Kenya, dichiararono che in realtà le armi erano destinate all’esercito keniota. Oggi si scopre invece che [Devi essere iscritto e connesso per vedere questo link]. Secondo alcuni cablogrammi del dipartimento di Stato americano resi noti da [Devi essere iscritto e connesso per vedere questo link] e pubblicati dal New York Times, non solo i carri armati e il resto dell’armamentario bellico erano diretti nel sud del Sudan ma erano anche solo l’ultima spedizione di un traffico segreto di armi che durava da tempo. Il cargo venne in seguito sequestrato e si scopri che 67 carri armati di tipo T-72 erano già stati consegnati alle milizie del Sudan meridionale in lotta contro il governo di Khartoum responsabile della violazione dei diritti umani in Darfur.
    La cosa era nota all’amministrazione Bush ma si decise di non intervenere. Quando però nel 2008 i pirati hanno svelato il traffico di armi alla Casa Bianca era arrivato Obama il quale, come dimostrano i dispacci delle ambasciate, [Devi essere iscritto e connesso per vedere questo link] il Kenya e l’Ucraina. Un alto funzionario del Dipartimento di Stato Usa, tale Vann H. Van Diepen, ha presentato a Kiev un documento con il quale si attestava che il destinatario delle armi era il Sudan [Devi essere iscritto e connesso per vedere questo link]. A quel punto Van Diepen gli mostrò le immagini satellitari dove si si vedevano chiaramente i carri armati transitare per il Kenya e giungere nel Sudan meridionale attraverso la ferrovia.
    Queste rivelazioni, [Devi essere iscritto e connesso per vedere questo link] il New York Times, arrivano in un momento molto delicato della vita politica del Sudan. Il paese più grande d’Africa, è spaccato in due; il 9 gennaio scorso nel sud si è tenuto un referendum per avallare la dichiarazione di indipendenza dal nord (risultati del referendum: il 98,83 per cento dei votanti ha detto sì all’indipendenza, il presidente sudanese Omar Hassan al-Bashir ha accettato il risultato, ma non nega di avere il timore che la divisione potrebbe rinfocolare conflitti per il controllo delle riserve petrolifere del sud). É una guerra, quella tra nord e sud, che dura da oltre 50 anni durante i quali nel paese è confluita una quantità enorme di armi. Lo stesso Segretario di Stato americano, Hillary Clinton lo ha recentemente definito “una bomba a orologeria”.


    E' molto più interessante pensare in bianco e nero, buoni e cattivi. Ma troppo spesso la verità si rivela avere un solo colore, il verde del denaro.



    2011: Un’altra nave italiana in mano ai pirati somali

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    La petroliera italiana Savina Caylyn


    Lunedì 7 Febbraio la petroliera italiana Savina Caylyn, martedì 8 quella greca Irene Sl. In 24 ore, i pirati somali hanno messo le mani su due ricche prede le cui stive sono piene di greggio, un carico di grande valore che certo influirà sulla consistenza dei riscatti che verranno chiesti agli armatori.
    La Irene Sl era partita dal Kuwait per raggiungere gli Stati Uniti con un carico di 217 mila tonnellate di greggio. La nave è una cosiddetta super tanker lunga 330 metri e con una stazza di 320 mila tonnellate. Poco più piccola la petroliera italiana, 266 metri di lunghezza per 105 mila tonnellate (come una portaerei americana classe Nimitz) in navigazione dasl Sudan a un porto malese.

    Entrambi gli arrembaggi sono stati effettuati in mezzo all’Oceano Indiano, a oltre 500 miglia dalle coste indiane e a più di 800 da quelle somale e probabilmente sono opera della stessa nave-madre pirata, una delle 36 imbarcazioni attualmente in mano ai criminali utilizzata per portare in alto mare i barchini d’assalto e sfuggire così alle aree pattugliate dalle flotte internazionali.

    Lunedì un’imbarcazione da guerra della Guardia Costiera indiana aveva raggiunto una nave–madre pirata al largo delle isole Laccadive. I 28 pirati a bordo si sono subito arresi, forse memori della nave-madre affondata a cannonate dagli indiani tre anni or sono, e sono stati trasferiti a Mumbai per essere processati.

    Le flotte di Nato e Ue sono state mobilitate per raggiungere le due petroliere sequestrate dai pirati. La fregata italiana Zeffiro (assegnata alla missione anti-pirateria Atalanta della Ue) arriverà probabilmente nella notte tra mercoledì e giovedì in prossimità della Savina Caylyn sulla quale cinque pirati tengono prigionieri 22 uomini d’equipaggio: 5 italiani e 17 indiani.

    Negli ultimi due anni, una dozzina di mercantili italiani sono stati attaccati dai pirati somali ma prima della Savina Caylyn solo il rimorchiatore Buccaneer era stato catturato nel marzo 2009 e liberato nell’agosto successivo dietro il pagamento di un riscatto di 4 milioni di euro annunciato dai pirati ma sempre smentito dalla Farnesina.

    La nave in mano ai pirati sta proseguendo la navigazione verso le coste somale, quasi certamente verso la tortuga che costituisce la base della banda somala la quale non ha nulla da temere dalle navi da guerra italiane e internazionali. Le regole d’ingaggio applicate dalle flotte Nato e Ue che dovrebbero contrastare i pirati non prevedono blitz o incursioni per liberare le navi sequestrate per non mettere a rischio la vita dei membri dell’equipaggio. Le navi militari su limitano solitamente a controllare a distanza la nave sequestrata.

    Non mancano però le eccezioni, come l’incursione dei commandos della marina sudcoreana che il 21 gennaio hanno attaccato prima dell’alba un cargo catturato dai pirati somali. Il raid si è concluso in pochi minuti con la liberazione dei 21 membri d’equipaggio e della nave mentre dei 13 pirati otto sono stati uccisi 5 catturati.


    Fonte: [Devi essere iscritto e connesso per vedere questo link] - www.onestamente.net - [Devi essere iscritto e connesso per vedere questo link] - Wikpedia - Quotidiano inglese The Independent.


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