Conosciuto come 'oro verde', il pistacchio di Bronte è un prodotto esclusivamente siciliano e sempre più richiesto in Italia e all'estero.
Come tanti prodotti agricoli siciliani, anche il pistacchio è stato introdotto dagli arabi trovando nel territorio di Bronte, alle pendici dell'Etna (CT), le condizioni perfette in cui attecchire. Questo piccolo frutto dal cuore verde è uno sfizio per il palato e possiede ottimi principi nutritivi e proprietà antiossidanti tanto da aver ottenuto il marchio
DOP - Denominazione origine protetta. In effetti, la peculiarità del pistacchio siciliano, a differenza di quello prodotto in altri paesi quali Iran, Turchia e California, è proprio quella colorazione verde brillante. L'oro verde, in sostanza, è buono da mangiare e bello da vedere! A Bronte, oltre 3000 ettari di terreno sono dedicati esclusivamente alla coltivazione degli alberi da pistacchio, con un raccolto di circa 30 mila quintali. Grazie alla lunga conservazione e alla versatilità dell'impiego in ambito gastronomico, il pistacchio è sempre più richiesto dai Paesi esteri di cui il Giappone risulta uno dei principali importatori ed estimatori.
QUAL'E' IL SEGRETO DEL SUCCESSO DEL PISTACCHIO?Noto sin dai tempi antichi come lo spuntino dei viaggiatori, il pistacchio possiede ottime proprietà nutrizionali, è ricco di fibre e calorico quanto basta per favorire un'alimentazione sana ed equilibrata. La varietà DOP 'Pistacchio verde di Bronte' si distingue, oltre che per il colore, anche per il gusto particolarmente aromatico che lo ha reso il condimento ideale di paste, creme, torrone, salumi e molto altro ancora. Proprio per valorizzare e promuovere le caratteristiche del prodotto, a Bronte, in provincia di Catania, si svolge ogni anno la Sagra del Pistacchio, un vero inno a questo piccolo frutto ricco di sostanza.
PRODOTTI AL PISTACCHIOOltre che in occasione della Sagra, evento che si svolge dal 30 settembre al 3 ottobre, tutto l'anno è possibile gustare le prelibatezze al pistacchio. E non stupitevi se troverete i cibi più impensati! Fumante pizza condita con granella di pistacchio e speck, arancine siciliane con panna, speck e pistacchio, nutella al pistacchio usata come condimento per crepes e torte, torrone al pistacchio. Gli appassionati di salumi e insaccati non possono non assaggiare la salsiccia e mortadella al pistacchio. Tra i formaggio c'è solo l'imbarazzo della scelta: caciotte e pecorino, rigorosamente condite con il prelibato 'oro verde'.
PISTACCHIO, SALUTE E NATURAGustoso, ricco di nutrienti e buono da mangiare da solo o in mille altri modi. Il pistacchio è conosciuto anche come analgesico naturale, lenitivo di disturbi articolari ed epatici. Da non sottovalutare sono anche le proprietà antiossidanti del pistacchio che lo rendono, alla stregua del più famoso tè verde, un eccellente rimedio per contrastare gli effetti del tempo. Proprio il guscio del frutto è la parte più ricca di proprietà nutritive, tanto che ne viene raccomandato l'utilizzo anche come concime naturale. Insomma, un vero oro pregiato sia per l'uomo che per la natura, un piccolo tesoro che arricchisce le tavole italiane di gusto e colore.
BREVE CENNO STORICOProveniente per alcuni da Psitacco, città della Siria o, secondo altri, dall'Asia minore o dal Turkestan, quest'albero contorto, dalla corteccia rossiccia, che diventa grigia quando la pianta è adulta, era già nota agli ebrei. Infatti, il pistacchio è citato nella Genesi cap.XLIII v.11, fra i doni che Giacobbe inviò al faraone nel 1802 a.C.:
"Prendete con voi dei migliori prodotti di questa terra, dice Giacobbe ai figli, e portateli in regalo a quel signore: un po’ di resina, di miele, di storace, di mirra, di pistacchio e di mandorle".
LE ORIGINIFurono gli Arabi, strappando la Sicilia ai Bizantini, a promuovere e a diffondere la cultura del pistacchio nell'isola e, a conferma di ciò, basta considerare l'affinità etimologica del nome dialettale dato al pistacchio col corrispondente termine arabo. "Frastuca" il frutto e "Frastucara" la pianta derivano infatti dai termini arabi "fristach", "frastuch" e "festuch" derivati a loro volta dalla voce persiana "fistich". La specie ha avuto particolare sviluppo a partire dalla seconda metà dell’Ottocento nelle province di Caltanissetta, Agrigento e Catania.In quest’ultima, ai piedi del vulcano Etna, nel territorio di Bronte, conobbe la massima espansione, tanto che nel 1860 interi pascoli e terreni incolti furono trasformati in pistacchieti e la pianta coltivata divenne il fulcro di tutto il sistema agricolo ed economico dell’area.
LA PIANTAIl Pistacchio (pistachia vera) è un arbusto, più raramente un albero di piccola taglia, di altezza non superiore ai 6 metri, dotato di radici profonde, dal tronco nodoso e contorto di colore grigio brumastro e dal fogliame caduco. La pianta si trova a suo agio su delle rocce laviche proibitive per qualsiasi altro tipo di vegetazione. Se vogliamo coltivare il pistacchio, bisogna sapere che su otto piante femmine bisogna piantare un maschio e sapere ancora che il maschio deve essere piantato in sopra vento e in sotto vento le femmine; in questo modo il vento può trasportare il polline dei fiori dai maschi fino al pistillo delle femmine.
IL FRUTTOIl frutto si presenta in grappoli simili a quelli delle ciliegie, ma con un numero decisamente superiore di frutt. Questi sono come delle noci, con mallo gommoso e resinoso dal colore bianco-rossastro al momento della maturazione, che avvolge il guscio legnoso molto resistente.
LA RACCOLTALa difficile raccolta su questi terreni è il maggior motivo per il quale si impone ai pistacchieti etnei un ciclo di produzione biennale. Poiché a causa del pericolo di dispersione si è costretti a raccogliere direttamente dagli alberi con notevole impiego di costosa manodopera, si preferisce avere una annata totalmente vuota poi seguita da una abbondante.
LA LAVORAZIONEDopo la raccolta il frutto viene smallato, tramite sfregamento meccanico, con apparecchiature artigianali, e quindi lasciato asciugare al sole per 5-6 giorni. Dalla smallatura del frutto si ottiene il pistacchio in guscio, localmente chiamato Tignosella, che successivamente viene sgusciata e pelata dai commercianti per essere immessa sul mercato. La pelatura, cioè la rimozione dell'endocarpo, avviene oggi attraverso un procedimento altamente tecnologico mediante breve esposizione del frutto a vapore acqueo ad alta pressione causando il distacco dell'endocarpo.
Col successivo passaggio alla macchina pelatrice e mediante lo sfregamento dei rulli a velocità differenziata viene tolta la pellicola non più aderente.
Per nastro convogliatore automatico i verdi pistacchi passano adesso un complesso circuito di essicazione a bassa velocità e da questo nella macchina selezionatrice elettronica che scarta gli eventuali acini di colore improprio. L’ultima fase della tostatura conclude il ciclo di produzione.