Questo articolo ha come oggetto la musica disco (o disco-music, come si chiamava in Italia). O meglio, ha come oggetto la disco music di fine anni '70 così come l'ho percepita all'epoca e di come ancora la ricordo. Funzionava così: c’era la musica impegnata e la musica commerciale. Le due categorie erano impermeabili, prima di tutto nella testa dei ragazzi. Dentro la musica impegnata ci stavano naturalmente i cantautori e la musica rock pre-punk e pre-new wave, nelle sue articolazioni più diffuse in Italia nel periodo post-Beatles, ovvero progressive, hard-rock (allora si chiamava così quello che poi avrebbe assunto il nome di heavy metal) e west coast. La musica da discoteca era la quintessenza della musica commerciale. La musica da ballo eludeva il ragionamento, escludeva le categorie di giusto e sbagliato, faceva muovere il corpo prima della (o senza la) testa e quindi addormentava le coscienze. Cosa farne? Come trattarla? Il 1978 è l’anno in cui sono finiti il 1968 e gli anni settanta. Durante il periodo della prigionia del presidente della democrazia cristiana Aldo Moro esplodeva in Italia la febbre del sabato sera: John Travolta attirava le folle nei cinema e la musica dei Bee Gees istituzionalizzava anche sul suolo italico il tipo di locale per giovani, la discoteca, così come si era imposta negli Stati Uniti già da qualche anno, dagli albori della disco music. L’enorme amplificazione mediatica di Saturday Night Fever, film e disco, scatenava gli opinionisti e i sociologi che, sulle colonne di Panorama, L’espresso e sulla neonata La Repubblica, riversavano fiumi d’inchiostro sul perché e i percome gli italiani e soprattutto le giovani generazioni preferissero ballare Disco Inferno invece che manifestare in piazza com’era d’uso solo fino all’autunno precedente.
Risulta tuttavia difficile pensare che improvvisamente i giovani italiani che affollavano le feste dell’Unità fossero passati dal cantare Hacia la libertad e Venceremos a ballare Night Fever e Stayin’ alive fino alle prime luci dell’alba: i primi sospiri languorosi di Donna Summer datavano 1975 e addirittura precedenti erano le epopee chilometriche di Barry White.
Tra la fine del 1977 e l'inizio del 1978 era opinione prevalente degli esperti musicali che la disco avesse imboccato la parabola discendente: il successo clamoroso di "Saturday Night Fever", oltre a moltiplicare in maniera sbalorditiva i profitti delle case discografiche, a creare un modo nuovo di fruire la musica da ballo, fece intravedere una possibile new frontier musicale che, in moltissimi, provarono ad oltrepassare. Tra il 1978 e il 1980 la disco era pronta ad accogliere non solo il pop ma il rock e la new wave e le distinzioni si fecero molto meno rigide.
Quelli che oggi, trent’anni dopo, sono ritenuti veri e propri manifesti del periodo disco, erano ancora lì da venire – si pensi ad esempio ai fenomenali successi mondiali di Y.M.C.A., I will survive, Knock on wood, Ring my bell, Funky town per non dire di tutta la produzione targata Chic da Le freak ad Upside down passando per Good times, He’s the greatest dancer, We are family e Spacer; per non parlare delle incursioni nella disco di artisti insospettabilmente rock come i Rolling Stones nella ipnotica Miss you o nella di molto inferiore Emotional rescue; di Rod Stewart che, con Da ya think I’m sexy conosceva uno dei più colossali successi della sua carriera, dei Queen, che con Another one bites the dust riutilizzavano per la terza volta in poco meno di un anno il giro di basso di "Good times" ripetendone e amplificandone, se possibile, il successo. Ma furono i Blondie a chiudere il cerchio passando da una new wave molto pop ad un disco-rock di notevole efficacia e diventando prima in Inghilterra e poi dappertutto, uno dei gruppi di maggiore successo del biennio 1979/80.
Non durò ancora molto. Già nel 1979 negli Stati Uniti si formarono veri e propri movimenti anti-disco: lo slogan era "Disco sucks!", la disco fa schifo!, risultarono vendutissime le magliette che inneggiavano all'uccisione dei Bee Gees ed erano all'ordine del giorno roghi dimostrativi in cui venivano bruciati i dischi dei Bee Gees, Donna Summer, etc.
In questo articolo presenterò un centinaio di pezzi, che rappresentano, a mio avviso, il meglio della produzione disco, tra il 1973 e il 1980. Lo farò suddividendoli in due parti. La linea di demarcazione più utile è senz'altro "Saturday Night Fever", i cui effetti si fecero sentire in Italia nella primavera del 1978: in particolare tra i mesi di aprile e giugno di quell'anno la programmazione radiofonica venne praticamente saturata da almeno una decina di pezzi tratti dal doppio album, tra cui anche canzoni che erano stati successi di qualche tempo prima (Disco Inferno dei Trammps e i due numeri uno americani dei Bee Gees, Jive talkin' e You should be dancing).
Prima di Saturday Night Fever, negli anni 1974-77, la disco era costituita da due filoni piuttosto autonomi scarsamente dialoganti: il primo era quello che derivava direttamente dalla tradizione r'n'b e funky, di cui costituiva una delle possibili evoluzioni; l'altro filone è quello delle produzioni di studio europee, soprattutto tedesche e francesi, caratterizzate da un uso prevalente dell'elettronica, su cui si innestava sovente una linea melodica, derivata dal pop stile eurofestival: da qui il termine eurodisco, coniato in angloterritori e, forse, poco trasparente per noi.
Nella seconda fase, invece, furono dominanti le produzioni americane che innestarono le soluzioni più efficaci della disco europea sulle basi ritmiche tipicamente autoctone: si può forse dire che il grado di sofisticazione era molto maggiore, non necessariamente della freschezza e della efficacia. Molti produttori europei si spostarono negli Stati Uniti, molti artisti rock salirono sul carrozzone disco, oltre a quelli citati oltre, i Kiss, Elton John, i Beach Boys. Era molto più difficile individuare una linea autonoma r'n'b da quella disco: artisti come Earth Wind and Fire, Diana Ross e Michael Jackson, per dire solo dei maggiori, venivano identificati indifferentemente nell'una e nell'altra. Qualche anno dopo si sarebbe parlato di contaminazione, ma allora la parola richiamava solo fenomeni di inquinamento industriale o batterico.
Periodo pre-estate 1978: i 60 brani più significativi
I feel love - Donna Summer Night fever - Bee Gees Never can say goodbye - Gloria Gaynor Don’t leave me this way - Thelma Houston You’re the first, the last, my everything - Barry White That’s the way I like it - KC. & the Sunshine Band Don’t leave me this way - Thelma Houston Nice’n’ nasty - The Salsoul Orchestra You should be dancing - Bee Gees I wish - Stevie Wonder Fantasy - Earth, Wind and Fire From here to eternity - Giorgio Moroder The Sound of Philadelphia - M.F.S.B. Trans Europe Express - Kraftwerk Disco inferno - Trammps Follow me - Amanda Lear Dancing queen - Abba Got to give it up (part 1) - Marvin Gaye Love hangover - Diana Ross Ma Baker - Boney M Yes sir, I can boogie - Baccara Devil’s gun - C.J. & Co. Supernature - Cerrone Dance Dance (a little bit closer) - Charo & the Salsoul Orchestra Lady Marmalade - Labelle Love train - O’Jays Love to love you baby - Donna Summer Do it anyway you wanna - People’s Choice Doctor’s orders - Carol Douglas Heaven must be missing an angel - Tavares Turn the beat around - Vicki Sue Robinson Rock the boat - Hues Corporation Rock your baby - George McCrae Let’s all chant - Michael Zager Band Don’t let me be misunderstood - Leroy Gomez & Santa Esmeralda What a difference a day makes - Esther Phillips You make me feel like dancing - Leo Sayer Heaven must have sent you - Bonnie Pointer I love the nightlife (Disco round) - Alicia Bridges Best of my love - Emotions One for you, one for me - La Bionda Hot shot - Karen Young La vie en rose - Grace Jones Gimme some - Jimmy ‘Bo’ Horne Magic Fly - Space The best disco in town - Ritchie Family Shadow dancing - Andy Gibb What’s your name what’s your number - Andrea True Connection Black is black - La Belle Epoque Black jack - Baciotti Fly Robin fly - Silver Convention Theme from “Close encounters of the third kind” - Meco Star Wars theme - Meco Gonna fly now - Maynard Ferguson Scotch machine - Voyage Kung fu fighting - Carl Douglas Ramaya - Afric Simone Zodiacs - Roberta Kelly I love to love - Tina Charles The hustle - Van McCoy
Eccoli qui: il canone disco del periodo maggiore. Si parla di successi transatlantici e planetari, milioni di copie vendute, numeri uno in tutte le classifiche disponibili. Quando, nei primi anni novanta, sono cominciati i revival disco, l’attenzione si è concentrata soprattutto su queste. Le conoscono anche le mie nipoti che hanno meno di 20 anni, e che pensano che il periodo in cui uscirono queste canzoni, fosse permeato di letizia e spensieratezza. Nel 1998 uscirono quasi contemporaneamente due film, [Devi essere iscritto e connesso per vedere questo link] e The Last Days of Disco, con intenti quasi celebrativi dell'era disco, dell'anno prima era Boogie Nights che, pur non centrato sulle discoteche e sulla musica, con il periodo disco aveva molto a che fare: aldilà dei giudizi di valore che si possono dare su questi film, sfido chiunque a convincermi che l'idea che fanno emergere sia quella di un periodo allegro e spensierato. Di questa serie celeberrima spiccano gli one hit wonder di Anita Ward, dei Lipps Inc., di Patrick Hernandez e di Amii Stewart di cui, perlomeno nel mercato americano, si persero subito le tracce; sviluppò una sorta di seconda carriera in Italia invece, con risonanza in tutta Europa e persino in Inghilterra, grazie alle produzioni di Mike Francis, segnatamente Friends e Together, intorno alla metà degli anni ottanta. Altrettanto improprio sembrerebbe includere Sylvester in questa categoria: se è vero che You make me feel (mighty real) rimane insuperato come dimensione di vendite e popolarità rappresentando, tra l'altro, il più grande successo in discoteca post-Saturday Night Fever, nell'estate del 1978; dopo qualche successo minore, ritornò alla grande nel 1982 con Do you wanna funk, inno high energy di Patrick Cowley che, con Sylvester, condivise lo stesso tragico destino di morte per AIDS. Nelle discoteche dell'estate del 1978, insieme a Sylvester, si cominciò a sentire il falsetto di Mick Jagger e le linee di basso micidiali di Miss you dei Rolling Stones: i fans più accaniti non apprezzarono ma il successo inevitabile portò il singolo ad essere l'ultimo numero uno americano; del resto il flirt con suoni più dance era cominciato qualche anno prima con la torrida Hot stuff e proseguirà anche con la fiacca Emotional rescue, nel 1980. Quando Da ya think I’m sexy esplose fragorosamente nelle classifiche diventando il secondo singolo di Rod Stewart, dopo Maggie May, ad andare al primo posto sia in UK che negli Stati Uniti, la reputazione del cantante inglese era già in gran parte compromessa; ciononostante, l'accoglienza riservata a Da ya think ... fu oltremodo imbarazzata, sembrando impossibile che la parabola già largamente in discesa di Stewart nell'ambito della credibilità artistica, potesse scendere così in basso; le vendite, invece, non sarebbero mai più state così alte: quattro volte platino in US per il mediocre album Blondes have more fun e ai primi posti in tutto il mondo con il singolo. Heart of glass, nello stesso periodo, rappresentò l'ingresso dei Blondie nel paradiso dorato delle superstar transcontinentali: esisteva già con altro titolo e veniva spesso eseguita dal vivo nella versione più rock. I fans gridarono al tradimento, ma il gruppo non sembrò preoccuparsane troppo: Debbie Harry quando intervistata sulla questione, sorrideva sorniona, chiamando Heart of glass, "the disco song".
Good times - Chic I will survive - Gloria Gaynor Hot stuff - Donna Summer Funky town - Lipps Inc. Knock on wood - Amii Stewart Ring my bell - Anita Ward Heart of glass - Blondie You make me feel (mighty real) - Sylvester Don’t stop 'til you get enough - Michael Jackson He’s the greatest dancer - Sister Sledge Y.M.C.A. - Village People Le freak - Chic Miss you - Rolling Stones Upside down - Diana Ross Another one bites the dust - Queen Spacer - Sheila & the Black Devotion We are family - Sister Sledge Born to be alive - Patrick Hernandez Boogie wonderland - Earth Wind and Fire Da ya think I’m sexy - Rod Stewart Tragedy - Bee Gees Contorni
In ordine sparso ho riportato qui una lista dei brani più ballati e ascoltati del periodo compreso tra la fine del 1978 e il 1980. Sopravvive qualche produzione europea “vecchia maniera” ma la prevalenza è per un suono strettamente imparentato con il filone r’n’b che, nelle sue varianti, riprende il sopravvento sul tipico beat disco, via via abbandonato.
Take your time - S.O.S. Band Does it feel good to you - BT Express You gave me love - Crown Heights Affair Ladies night/Celebration - Kool & the Gang Second time around - Shalamar Cocomotion - El Loco Dancer - Gino Soccio Put a little love on me - Delegation Keep on jumpin’/In the bush - Musique I got my mind up - Instant funk Instant replay/Relight my fire - Dan Hartman I love America/Lady night - Patrick Juvet Automatic lover/Meteor man - Dee D. Jackson Mandolay - La Flavour High steppin hip dressin’ fella Love - Unlimited Orchestra Shangaied - ‘Lectric funk We all need love - Trojano Lady bug Bumblebee - Unlimited Givin’up givin’in/The runner - Three degrees Future woman / On the road again/Electric delight/Galactica - Rockets I can’t stand the rain - Eruption The letter - Queen Samantha Pop muzik - M Saturday - Norma Jean I was made for dancing/Feel the need - Leif Garret Come to America/Cuba/Que sera mi vida - Gibson Brothers Mister melody maker - Johnnie Taylor Gonna get along without you - Viola Wills Gimme gimme gimme - Abba Superstar - Bob McGilpin
La Disco Music non morì, si evolse semplicemente in qualcosa di nuovo chiamata House Music...
Fonte: [Devi essere iscritto e connesso per vedere questo link] - Gloucester