Leo Founder®


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 | Oggetto: L’AGCOM equipara YouTube alle TV Mar 4 Gen 2011 - 12:19 | |
| Ciò che sta succedendo in questi anni su Internet ha dell’incredibile. Dopo infatti che il media ha conquistato il cuore e il computer di tutti gli utenti del mondo, divenendo così di fatto il media più utilizzato, soprattutto dalle fasce d’utenza sotto i 50 anni, tutti i legislatori hanno deciso che il mezzo andava regolamentato e fin qui non ci sarebbe niente di strano. Lo strano, o il grottesco, è che legislatori con un’età superiore a quella di utilizzo del media, che non capiscono né conoscono a fondo il mezzo di cui pretendono di parlare, hanno deciso di regolamentarlo applicandovi provvedimenti inadatti, che snaturano e mortificano, quando non censurano, il Web. L’ultimo esempio ci arriva dall’AGCOM (Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni). Nemmeno il famigerato decreto Romani si era spinto a tanto, ma ora ci pensa l’AGCOM, che ha deciso di equiparare a tutti gli effetti web radio e web TV, che presentano dunque contenuti cosiddetti “generati dagli utenti”, a radio e TV classiche, livellandone diritti e, soprattutto, doveri. I siti UGC diventano così servizi di media audiovisivo se sono vere due condizioni insieme, sfruttamento economico dei video e responsabilità editoriale, in qualsiasi modo esercitata da parte dei soggetti che provvedono all’aggregazione dei contenuti. Se le due condizioni si verificano entrambe, come nel caso di tutti i servizi di questo tipo più diffusi, ad esempio YouTube, Vimeo etc. allora tali siti dovranno anzitutto pagare una tassa di 500 euro, ma soprattutto, come fa rilevare anche l’avvocato esperto di diritto di Internet, Guido Scorza, la ricaduta maggiore riguarda la possibilità che nei vari processi contro YouTube e affini, per esempio quello intentato da Mediaset per violazione di diritto d’autore, si rafforzerà il concetto che il sito ha una responsabilità editoriale. I siti diventeranno inoltre soggetti a nuove norme che, essendo prese di peso dalla regolamentazione dei media tradizionali, mal si adattano alla realtà di Internet, come ad esempio l’obbligo di rettifica entro 48 ore dalla richiesta degli interessati, che si sentano diffamati da un video o ancora il divieto di pubblicare contenuti inadatti ai bambini durante le fasce orarie protette. Ora non resta che attendere gli sviluppi della situazione, soprattutto la reazione dei diretti interessati. Google, proprietaria di YouTube, e DailyMotion, del gruppo Telecom Italia, hanno già annunciato di stare al momento analizzando la questione, anche nei tavoli tecnici appena aperti da AGCOM, mentre altri sono più espliciti, ad esempio Youreporter.it, sito di citizen journalism animato dai filmati di videoreporter sparsi in tutta Italia, che dichiara recisamente: “Siamo arrivati al paradosso che chi è preposto alla tutela delle libertà e dei diritti legati alla comunicazione interviene pesantemente per uccidere quei diritti. Ma, a nostro giudizio, una delibera dell’Agcom non può mai cancellare direttive comunitarie e leggi nazionali e soprattutto non potrà trasformare iniziative spontanee degli utenti della Rete in impresa editoriale. Questo è un assurdo giuridico e una violenza fatta alla realtà”. Fonte: [Devi essere iscritto e connesso per vedere questo link] |
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