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 La cultura Gitana

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Leo
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MessaggioOggetto: La cultura Gitana   Gio 18 Nov 2010 - 10:54


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LA CULTURA GITANA


La “casa” dei gitani

Molte sono le vicende del popolo gitano con una complicata storia alle spalle.
I gitani rientrando nel gruppo dei rom svolgono una vita da nomadismo. Se gli arbereshe fanno parte della diaspora, ancor di più ne fanno parte le culture rom.
È impreciso dire dove vivono i gitani o i sinti, che sono tutti gruppi zingari, poiché loro non hanno una dimora fissa e la loro casa è il mondo. Alcuni di loro soggiornano più a lungo nella città dove si fermano.
I gitani che sono zingari spagnoli vivono gran parte in case popolari. Essi costituiscono un nucleo fondamentale per la Spagna. Sono elogiati danzatori e nelle piazze si esibiscono cantando e deliziando le persone con trucchi magici.


Il “duca”

Anche tra i gitani c’è una gerarchia. Tutti i gruppi zingari hanno un loro capo che viene chiamato duca o anche giudice. L’importanza di un capo in ogni cultura assicura un ordine e una protezione e il duca fa proprio questo, assicurare e vigilare sull’intera comunità. Il duca può anche decidere matrimoni combinati della stessa comunità o anche di un altro clan zingaro.
Il duca è una sorta di padre per tutta la comunità, ma che ha allo stesso tempo un’autorità che deve essere rispettata da tutto il clan. Anche la moglie del duca ha una maggiore autorità rispetto alle altre donne.


Il Gagè

Il popolo rom viene chiamato con la parola “zingaro’’ che di per se ha un significato dispregiativo perché significa “proibito”, “intoccabile”. È un appellativo adottato da noi. Ma chi sono i gagè? I gagè sono i non-zingari, cioè noi. I rom chiamano il popolo non-zingaro con l’appellativo gagè. Come il gagè ha paura dello zingaro, anche lo zingaro ha paura del gagè. La questione è reciproca e I rapporti fra zingari e gagè sono veramente rari: gli zingari si rivolgono ai gagè se hanno domande e bisogni precisi ma senza avere mai una completa fiducia del non- zingaro.


La Zambra gitana

La zambra è una festa gitana , dove non mancano balli, canti e anche il flamenco. Come tutte le feste gitane ha una caratteristica: è bellissima.
I gitani organizzano feste in caso di matrimoni o anche per perdonare un affronto dato che sono molto suscettibili.
La Zambra è diffusissima specialmente tra l’ambiente gitano andaluso. Sono feste indimenticabili, forse perché così diverse dagli altri popoli. Le donne indossano abiti sgargianti, oro e gioielli a profusione.


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Un popolo perseguitato

Nel secolo scorso, ci sono stati episodi che hanno fatto riflettere l’uomo. L’uomo purtroppo è capace di sterminare un popolo.
I gitani, durante il nazismo vennero messi al pari degli ebrei. Per i nazisti il popolo gitano non presentava una minaccia, ma era una piaga per l’intera società perché gli zingari si erano mescolati con altre razze stravolgendo discendenze di sangue, quindi doveva essere eliminato al pari degli ebrei che vennero rinchiusi nei lager nazisti. Il lager tristemente famoso per il maggior numero di zingari sterminati è Dachau, situato in Baviera nei pressi di Monaco. I gitani furono rinchiusi in baracche sterili e mandati direttamente nelle Gas-Zimmer.


Le origini dei gitani

Le parole gitano e zigano derivano da una presunta ragione che gli zingari provenissero dall’Egitto, bohèmiens per una presunta derivazione dalla Boemia.
Circa le origini, appare oggi indubbio, contro alle molte ipotesi avanzate in passato, che, quanto alla lingua, esso sia di provenienza indiana. Del resto anche il tipo fisico più comune presso gli Zingari contribuisce a dimostrare la loro origine indiana. Oggi gli Zingari si trovano in Asia Minore, in Africa Settentrionale, nel Sudan, in Etiopia, nelle due Americhe, in Australia.

Denominazioni dei Rom in alcune lingue:

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[Devi essere iscritto e connesso per vedere questa immagine] Gitanos (Español)
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[Devi essere iscritto e connesso per vedere questa immagine] Bohèmiens (Françe).


Il Flamenco

I popoli che hanno lasciato una traccia significativa del loro passaggio nella cultura e nelle tradizioni dell'Andalusia sono gli arabi e, limitatamente al periodo di permanenza (fino al 1492), gli ebrei. A questi si deve aggiungere la pacifica irruzione dei gitani che, cacciati via da mezzo mondo, si stabilirono in Catalogna, provenienti dalla Grecia, a cominciare dal 1425. I gitani erano un popolo di ballerini e di musicisti. Ma la Monarchia spagnola fu spesso molto dura con loro. Per tutto il '500 e il '600 fu loro vietata ogni attività che non fosse quella di braccianti agricoli. Ma la loro vocazione era il ballo, e lo praticarono sempre: quando fu possibile, alla luce del sole; quando non fu possibile, nella clandestinità. Col tempo diventarono di fatto i migliori interpreti del folklore locale. Quantunque vivessero ai margini della società, ebbero il calore e la complicità dei ceti meno abbienti con i quali vennero a contatto. Appresero tutti i balli andalusi ed africani, assimilarono i vari stili musicali arabi, sudamericani ed ebraici, interiorizzarono fandango, jaleo, seguidilla, guineo e guaracha. Sempre mettendo in ogni danza il massimo di passione, di trasporto, di pathos.

Gli storici sono divisi su due ipotesi relativamente alle origini del flamenco, come fenomeno letterario:

E' un fenomeno andaluso, espressione genuina del folklore locale, non contaminato da elementi esterni, nonostante i contatti con tanti altri popoli.

E' un prodotto tipico dei gitani che bene assimilarono la cultura locale e riuscirono ad arricchirla attraverso l'integrazione di molti stili e di varie filosofie.

La sintesi di queste due posizioni che possono sembrare contrastanti (ma non lo sono) è la seguente:

I gitani diventarono parte integrante della società andalusa, attestandosi allo stesso livello economico e culturale dell'ampia fascia povera della popolazione. La durata secolare del latifondo aveva creato una comunità di gente in miseria. Ne conseguiva un livellamento sociale verso il basso della stragrande maggioranza della popolazione. La filosofia di vita di questa folla di poveracci aveva i classici segni distintivi delle culture delle masse emarginate:

Uno spiccato senso religioso, frammisto ad un fatalismo di fondo.

Una naturale gioia di vivere e la capacità di godere di piccole cose: il canto, il vino, la musica e il ballo.

La sensualità accentuata, che veniva fuori in modo prorompente dal contesto, apparentemente contraddittorio, in cui si mescolavano sacro e profano, senza precise linee di demarcazione.

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Il flamenco era l'espressione artistica e poetica di una comunità di questo tipo, dove l'emarginazione riguardava un intero popolo al cui interno le autorità promuovevano, attraverso le leggi, una ulteriore discriminazione nei confronti dei gitani. Ma la povertà rende solidali: ed infatti i gitani si fecero paladini e custodi del comune sentire andaluso. Leggendo le raccolte di versi che ci sono state tramandate, si colgono i seguenti temi ricorrenti: la durezza del lavoro, le difficoltà della vita, l'avverso destino, l'amore difficile e la morte.

Fino all'avvento del re Carlo III di Borbone (Madrid 1716-1788), che salì al trono nel 1759, i gitani furono trattati malissimo dalle autorità; pertanto, come già detto, il flamenco fu un fenomeno artistico semiclandestino, con le caratteristiche di un pianto solitario, di uno sfogo familiare e privato. Carlo III era già stato re (VII) di Napoli, dando prova di essere un sovrano illuminato e di grande umanità. Nel momento in cui succedette al fratellastro Ferdinando VI come re di Spagna, lasciò Napoli al figlio Ferdinando e si dedicò esclusivamente ad europeizzare il suo paese d'origine, circondandosi di validissimi collaboratori, notoriamente enciclopedisti. Carlo III apportò profonde riforme nell'agricoltura e modernizzò le antiquate strutture della Spagna. Fondò scuole e accademie, e favorì lo sviluppo e la circolazione di tutti i fermenti artistici e culturali. Con la prammatica del 1784 concesse ai gitani la libertà di movimento e, soprattutto, la libertà di esercitare apertamente la musica e la danza.

Da questo momento in poi la cultura flamenca prese il sopravvento su altre forme parallele di espressioni artistiche, fino ad avere il boom definitivo con l'affermazione dei canoni dell'estetica romantica. Il Romanticismo faceva coincidere la vera arte con la purezza espressiva del popolo. In tutta Europa, agli inizi del '800, si propagò la febbre per la ricerca dell'esotico, intendendo per esotico tutto ciò che si era sviluppato lontano dalla civiltà e dalla cultura ufficiale delle accademie e delle corti. Le regioni spagnole, ed in particolare l'Andalusia, diventarono meta obbligata di scrittori, filosofi, giornalisti, curiosi, viaggiatori a tempo pieno, che vi andavano a cogliere i valori autentici della vita e dell'arte popolare.

Fonte: [Devi essere iscritto e connesso per vedere questo link] - Ricerche web


LEO

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