Una montagna a forma di cono si alza verso il cielo, spesso con la cima coperta di neve e il suo bel pennacchio di fumo... Ecco un tipico vulcano. Ma questa "montagna di fuoco" che si vede in qualche fotografia e alla quale siamo abituati a pensare quando si parla di vulcani, non è altro che l'apparato esterno, certamente non l'unico, mediante il quale si manifesta l'attività vulcanica. Il vulcanesimo consiste propriamente nella fuoriuscita, attraverso aperture della crosta terrestre, del [Devi essere iscritto e connesso per vedere questo link] , cioè di materiali fusi ad alta temperatura e gas disciolti. La montagna, o più correttamente l'edificio vulcanico, è solo il prodotto dell'attività di alcuni vulcani, mentre altri danno origine a grandi espansioni di [Devi essere iscritto e connesso per vedere questo link] quasi orizzontali che si sovrappongono le une sulle altre. LE PARTI DI UN VULCANO
Ogni vulcano è costituito sempre dalle seguenti parti: • il bacino magmatico (o camera magmatica), posto all'interno della crosta terrestre, che è il luogo in cui si raccoglie il magma; • il camino (o i camini), che mettono in comunicazione il bacino magmatico con l'esterno; • il cratere, che è lo sbocco del camino sulla superficie terrestre; se vi sono più camini, vi sono naturalmente anche più crateri. Se nella sua attività il vulcano riversa sulla superficie terrestre il magma, fenomeno che non sempre si verifica perché vi sono vulcani che emettono solo gas e polveri, si forma l'edificio vulcanico, costituito dalla sovrapposizione dei materiali emessi dal vulcano, la lava, eruzione dopo eruzione.
Struttura interna di un vulcano LA COMPOSIZIONE DEI MAGMI
I magmi che danno origine alle eruzioni vulcaniche si differenziano per le loro caratteristiche chimiche e fisiche; in particolare in base al contenuto in silice e alla quantità di gas presenti. Se il magma contiene una percentuale elevata di silice, esso risulta viscoso e, una volta uscito dal cratere, scorre lentamente e con difficoltà; se al contrario il contenuto in silice è basso, il magma è molto fluido e la lava fuoriuscita scorre velocemente, ricoprendo aree anche molto vaste. MATERIALI SOLIDI
Se il gas è presente in grande quantità, può liberarsi violentemente dando origine a esplosioni che trascinano ad altezze anche di 20 km ceneri e frammenti di lava. Questi solidificano a contatto con l'aria originando le bombe vulcaniche e i lapilli, che, ricadendo al suolo con le ceneri, formeranno i piroclasti. Le esplosioni sono talvolta così violente da smantellare addirittura parte dell'edificio vulcanico. DIVERSI TIPI DI VULCANI
Per la loro forma e per l'attività che li caratterizza, i vulcani vengono divisi in quattro tipi principali: i vulcani a scudo, o hawaiani, gli stratovulcani, i vulcani stromboliani e i vulcani peleani. Nel mondo ci sono più di mille vulcani attivi, e non sono tutti uguali, anzi ce ne sono di tantissimi tipi diversi, non solo come forma e dimensione ma anche come comportamento e tipologia dei materiali che vengono eruttati.
I vulcani che emettono soprattutto colate di lava hanno una forma con fianchi dolci e poco scoscesi, e si chiamano vulcani a scudo. Se il vulcano erutta cenere e bombe con più violenza si forma un cono con fianchi molto ripidi. Infine quelli che producono lave dense avranno la forma di una specie di panettone, e si chiamano vulcani a duomo… ovviamente ci sono anche quelli che fanno un po’ l’una e un po’ l’altra cosa: si riconoscono perché sono formati da strati diversi che si sovrappongono uno sull’altro, e vengono chiamati stratovulcani.
Vengono detti anche hawaiani perché le isole Hawaii altro non sono che un insieme di vulcani, caratterizzati dall'emissione di lave molto fluide e a temperatura elevata, fino a 1200 °C. i gas escono lentamente dal magma, senza dare luogo a esplosioni, tranne che nella prima fase dell'eruzione, quando sì liberano con maggiore violenza dando origine a vere e proprie fontane di lava, che si innalzano dal cratere, occupato quasi sempre da un lago dì lava. I fianchi di questi vulcani, che raggiungono notevoli altezze, sono sempre dolci. GLI STRATOVULCANI
Alternano periodi in cui l'attività è caratterizzata dall'emissione di lava a periodi in cui vengono emesse soprattutto ceneri, lapilli e bombe vulcaniche. Per questo l'edificio vulcanico presenta stratificazioni successive di lave solidificate e di piroclasti. Sono stratovulcani alcuni dei vulcani più "famosi" del mondo: il Vesuvio, il Fujiyama in Giappone, il Krakatoa in Indonesia e il Popocatepetl in Messico. La natura della loro attività li rende particolarmente pericolosi: le nubi di ceneri e gas ad alta temperatura, che emettono nelle loro esplosioni, possono innalzarsi fino a 20 km di altezza e poi precipitare ricoprendo tutto con coltri di ceneri bollenti spesse anche diversi metri. È ciò che è accaduto nell'esplosione del Vesuvio che causò la distruzione delle città di Pompei ed Ercolano nel 79 d.C. I VULCANI STROMBOLIANI
I loro magmi sono viscosi e ciò fa sì che i gas si liberino con violenza trascinando con sé una gran quantità di scorie vulcaniche. Le lave scorrono poco velocemente e per questo l'edificio vulcanico presenta fianchi ripidi e scoscesi. I VULCANI PELEANI
Prendono il nome dal vulcano La Pelée, che si trova nella Martinica. I loro magmi sono talmente viscosi che la lava, non riesce quasi a scorrere e forma cupole o guglie intorno al cratere, perché si solidifica nella parte esposta all'aria appena uscita dal cratere stesso. I gas del magma si liberano con estrema violenza, trascinando con sé polveri e scorie che formano enormi nubi ad altissima temperatura, le nubi ardenti, che crollano sotto il loro stesso peso e precipitano come una valanga lungo i fianchi dell'edificio vulcanico, distruggendo tutto ciò che incontrano sul loro cammino. PUNTI CALDI
Sulla terra o più frequentemente sotto il mare, nei punti dove la crosta è più sottile, può capitare che si formino dei vulcani anche lontano dalla zone di confine tra le placche. Ogni tanto la pressione che si crea nelle profondità della Terra viene rilasciata attraverso questo punto caldo con un’enorme eruzione vulcanica.
Dopo molte eruzioni, il vulcano diventa grande abbastanza per emergere dalla superficie del mare e formare un’isola.
Questa nuova isola viene trascinata come le altre nel lento movimento della placca. Dopo essersi spostata a sufficienza dal punto caldo, l’attività vulcanica si esaurisce, e il vulcano spento viene progressivamente eroso dal vento e dal mare. Le isole Hawai e le isole Galápagos sono nate proprio così. CERNIERE SOTTOMARINE E FESSURE
In alcune zone del pianeta, il magma si fa strada attraverso lunghe fenditure aperte nella crosta terrestre, poi fluisce lentamente e si raffredda, formando dei larghi altipiani. Il più grande vulcano sottomarino è di questo tipo e si trova sul fondo dell’Oceano Atlantico: si chiama Dorsale medioatlantica, ed è una lunga spaccatura che continua a eruttare lava e ad allargare il fondo dell’Oceano alla velocità di circa 2 centimetri all’anno... sembra una velocità ridicola, ma la pazienza è una caratteristica degli eventi geologici: in 200 milioni di anni l’Oceano Atlantico si è infatti allargato di ben 4000 chilometri, e Africa e America si sono allontanate fra di loro. La lava appena uscita si raffredda subito in forme tondeggianti (chiamate lave a cuscino). Dal fondo marino appena formato possono sgorgare acque calde fino a 400°C. La Dorsale medioatlantica si prolunga anche in altri oceani, fino a formare una catena vulcanica sottomarina che si sviluppa per oltre 60.000 chilometri! Cos'è un vulcano? Come nasce? Quali sono i tipi di vulcani? Per rispondere potremmo consultare un’enciclopedia, oppure aspettare che in televisione diano un documentario che ne parla diffusamente.
Ma internet e in particolare YouTube ci permettono di (ri)vedere un documentario della Coronet Instructional Film (1970), senza cercare troppo e senza aspettare.
Si tratta di un filmato molto istruttivo che vi consiglio di vedere. Il vulcani sono delle formazioni geologiche molto affascinanti e non costituiscono solo un pericolo per la popolazione. Lo spettacolo di un’eruzione vulcanica priva di rischi per le cose e per le persone è davvero senza pari, come sanno bene tutti coloro che vivono nei pressi dell’Etna o di Stromboli, o di qualsiasi altro vulcano del mondo che non sia particolarmente pericoloso.
LA DISTRIBUZIONI DEI VULCANI ATTIVI
I vulcani non sono distribuiti in modo casuale sulla superficie terrestre, ma sono indicatori di zone di debolezza corrispondenti ad aree instabili della crosta terrestre. Essi si trovano in corrispondenza dei limiti di placca, sia dove si crea nuova crosta in risalita dall'astenosfera (dorsali oceaniche) sia dove la crosta viene distrutta sprofondando di nuovo nell'astenosfera (zone di subduzione). Ne è prova di ciò la cosiddetta Cintura di fuoco che è la linea di vulcani che circonda tutto l'oceano Pacifico. Essa è costituita da vulcani dalla bella forma conica e con pendii abbastanza acclivi. La loro attività è di tipo esplosiva e i magmi eruttati, piuttosto viscosi, sono per lo più di tipo andesitico (da ciò viene chiamata anche linea dell'andesite). Dato il tipo di attività questi vulcani sono caratterizzati da una pericolosità piuttosto elevata. A questo tipo di vulcani appartengono il Vesuvio (il vulcano a rischio più elevato dell'Europa), i Campi Flegrei, Stromboli e Vulcano nelle isole Eolie. I vulcani delle dorsali, invece sono caratterizzati da magmi meno viscosi e sono quindi più fluidi. La loro forma è piuttosto appiattita e formano grandi espandimenti lavici. Sono caratterizzati da una pericolosità modesta. Una zona dove è possibile osservare questo tipo di vulcanismo è l'Islanda, in quanto si può considerare un tratto di dorsale affiorante dall'oceano Atlantico. A questo tipo di vulcani appartiene l'Etna, il vulcano più grande d'Europa. Un vulcanismo simile a quello delle dorsali è dato dai vulcani delle cosiddette rift valleys che rappresentano una dorsale in via di formazione. Questo tipo di vulcani si può osservare in Africa Orientale nella zona dei grandi laghi. Oltre a questi due grandi tipi di vulcani dei limiti di placche ve ne sono altri tra cui quello dei cosiddetti vulcani di hot spot, che sono situati all'interno di una placca. Appartenenti a questo tipo di vulcanismo abbiamo i vulcani delle isole Hawaii localizzati in mezzo alla grande placca dell'oceano Pacifico. La loro attività è simile al vulcanismo delle dorsali oceaniche. 11 COSE CHE NON SAPEVATE SUI VULCANI
Lo sapevate che circa l'80% della superficie mondiale è di origine vulcanica? E lo sapevate che l'atmosfera terrestre è per la maggior parte formata da emissioni prodotte dai vulcani? Per avere più familiarità con i vulcani e la loro bellezza distruttiva, consultate l’immagine qui sotto. Le didascalie sono in inglese, ma non presentano grandi difficoltà di traduzione.
Per i più pigri ecco un piccolo aiuto
1) L’80 % della superficie terrestre è di origine vulcanica.
2) Le emissioni gassose dei vulcani hanno formato l’atmosfera terrestre.
3) Nel mondo i vulcani attivi sono più di 500, più della metà appartengono al cosiddetto “anello di fuoco”.
4) Il 4% dei vulcani attivi sono in eruzione proprio in questo momento.
5) Il 75% delle eruzioni avvengono nelle profondità del mare.
6) Le ceneri vulcaniche possono danneggiare le vie respiratorie di soggetti anziani, di bambini e di soggetti con patologie polmonari.
7) L’area pericolosa attorno ad un vulcano ha un raggio di 32 chilometri.
8) Alcuni vulcani hanno bisogno di migliaia di anni per formarsi, altri si formano “nel giro di una notte”. Il vulcano Paricutin, per esempio, apparve in un campo coltivato in Messico il 20 febbraio del 1943. Dopo una settimana era alto 15 metri, dopo un anno misurava 336 metri.
9) I vulcani emettono gas innocui e anche gas tossici. Tra quelli tossici si possono annoverare l’acido cloridrico, l’acido fluoridrico, l’anidride solforosa. Tra quelli innocui il vapore acqueo e l’anidride carbonica.
10) Pneumonoultramicroscopicsilicovolcanoconiosis. Cosa?! Secondo il dizionario inglese di Oxford è il nome scientifico del disagio polmonare dovuto all’inalazione di ceneri vulcaniche. E’ la parola più lunga che appare in un dizionario inglese (45 lettere).
11) Il vulcani eruttano perché sono alimentati dal magma proveniente dal mantello a 30 km di profondità. Com'è nato l'Etna, il vulcano più attivo in Europa. Una storia complessa e avvincente cominciata 700000 anni fa...
La zona etnea, prima di essere sede di manifestazioni vulcaniche, consisteva prevalentemente in un ampio golfo marino, dove le terre emerse erano a ridosso della catena dei Monti Nebrodi e alle spiagge di un tempo nella zona di Motta S. Anastasia e Misterbianco (CT). I terreni affioranti consistevano in rocce sedimentarie dall'età cretaceo-miocenica fino al Pleistocene inferiore (da circa 130 milioni di anni fa a circa un milione di anni fa). A partire da circa 700-500 mila anni fa in questo golfo cominciarono le eruzioni sottomarine le cui tracce attualmente si possono trovare nel territorio del comune di Acicastello (Faraglioni di Acitrezza, le "[Devi essere iscritto e connesso per vedere questo link]" della rupe del Castello di Acicastello, ecc...). Contemporaneamente, nel territorio di Motta S.Anastasia e Misterbianco avvenivano eruzioni al limite con l'antica zona costiera, come dimostrano gli attuali affioramenti. In seguito ad un rapido sollevamento di tutta la zona, le eruzioni si manifestarono sulla terraferma e si caratterizzò un'attività eruttiva di tipo "fissurale", dove lave molto fluide fuoriuscivano da fessure lineari, accompagnate da limitate manifestazioni esplosive, tali da conferire all'edificio vulcanico primordiale una forma piuttosto appiattita, tipica dei cosiddetti "[Devi essere iscritto e connesso per vedere questo link]" (come quelli, giganteschi, delle Hawaii). Fra i 200000 ed i 100000 anni fa, l'attività cambiò e da tipo "fissurale" diventò più centralizzata in punti di emissione che si strutturarono in edifici vulcanici indipendenti, i cosiddetti "Centri Alcalini Antichi". Questi si distribuiscono in tutto il territorio in piccoli e numerosi centri eruttivi, affiancandosi o sovrapponendosi e a volte attivandosi contemporaneamente. Si rinvengono affioramenti di questi centri in Valle del Bove e Val Calanna, quali il centro del Calanna e quello del Trifoglietto I, mentre molti altri rimangono nascosti sommersi da colate recenti e sono individuabili solo da studi morfologici. L'attività di questi antichi centri eruttivi è caratterizzata da lave meno fluide e con un incremento delle manifestazioni esplosive tali da conferire a questi edifici vulcanici versanti più scoscesi. Negli anni a seguire, si instaura un'attività vulcanica prevalentemente esplosiva, con l'alternarsi di periodi a carattere relativamente effusivo: questo genera edifici vulcanici di notevole altezza. Così, tra i 75000 e i 50000 anni fa si venne a formare un vulcano chiamato Trifoglietto II, che rappresenta per dimensioni il più grande centro eruttivo sviluppatosi successivamente ai "Centri Alcalini Antichi". Dagli affioramenti, in Valle del Bove, delle colate risalenti a questo centro si evince un'altezza di quasi 4000 metri, e l'asse di alimentazione dei crateri principali posto più a Sud-Est degli attuali crateri, al centro del vasto anfiteatro costituito dalle pareti Sud-Ovest di questa valle. I suoi prodotti vulcanici indicano una violenta attività idro-esplosiva generata oltre che dal tipo di magma, anche, dalla presenza a quelle quote e in quel periodo, di nevai e ghiacciai sulla sommità del cono. Sovrapposti ed affiancati all'edificio del Trifoglietto II si svilupparono altri centri eruttivi contemporanei alle fasi finali di attività e successivi a questo quali: Serra Giannicola Grande, il Vavalaci, il centro del Cuvigghiuni. Lo sviluppo dell'attuale Etna incomincia con l'Ellitico, centro eruttivo formatosi circa 25000 anni fa. L'attività dell'Ellitico mostra l'alternarsi di fasi più effusive e fasi estremamente esplosive, come mostrano gli affioramenti di colate laviche e prodotti piroclastici di composizioni estremamente diverse. L'attività eruttiva dell'Ellitico termina circa 15000 fa durante un'intensa fase esplosiva caratterizzata da una serie di eruzioni catastrofiche, che hanno causato la formazione di una caldera di circa 4 km di diametro. L’attività effusiva degli ultimi 14000 anni porterà alla formazione dell'edificio vulcanico attuale denominato Mongibello. Circa 9000 anni fa una porzione del versante orientale del vulcano Mongibello fu soggetta ad una serie di grosse frane che hanno portato alla formazione dell'ampia depressione della Valle del Bove. Questo imponente collasso del versante orientale del vulcano Mongibello ha messo in luce gran parte della struttura interna sia dei Centri eruttivi della Valle del Bove che del vulcano Ellitico affioranti lungo le pareti della suddetta valle. Sebbene l'attività predominante del vulcano Mongibello è di tipo effusivo numerose eruzioni esplosive di notevole intensità, generate dalle bocche sommitali, hanno caratterizzato questa recente fase eruttiva. L'ETNA UN VULCANO UNA LEGGENDA
6 VULCANI CHE POTREBBERO METTERE IN GINOCCHIO L'UMANITA'
L’eruzione del vulcano islandese Eyjafjallajokull ha causato danni per miliardi di dollari ed ha creato fastidi a milioni di viaggiatori. Tuttavia, dal punto di vista della violenza eruttiva, è stata un’eruzione di indice 2 in una scala che va da 1 a 8, quindi non si è trattato di un fenomeno realmente catastrofico. Eruzioni molto più intense hanno seminato morte e distruzione, in certi casi causando la scomparsa di intere civiltà (come nel caso dell’eruzione delSantorini che segnò il tramonto della civiltà minoica).
Attualmente sono stati individuati 6 vulcani che potrebbero causare dei disastri a livello globale, con migliaia di vittime e con cambiamenti del clima. Ecco i 6 probabili “killer”:
Effetti di una grande eruzione: Se il Katla entra in attività, la sua eruzione sarà 10 volte più forte del Eyjafjallajökull. Il pennacchio di cenere emesso dal Katla arriverebbe nell’alta atmosfera e si svilupperebbe su aree più grandi d'Europa per un periodo più lungo con effetti molto più devastanti per i viaggi aerei e gli scambi economici. L'eruzione potrebbe annientare l'economia europea e forse anche del mondo. Ci sarebbe il ritorno di una grave recessione o una depressione.
Probabilità: piuttosto elevata. Il Katla e il Eyjafjallajokull si trovano a soli 15 chilometri di distanza e tendono ad entrare in attività in tandem, inoltre il Katla è leggermente in ritardo nel suo ciclo di 80 anni 2) Cumbre Vieja (La Palma, Isole Canarie)
Simulazione dello tsunami causato dal vulcano Cumbre Vieja.
Ultima eruzione: 1971.
Effetti di una grande eruzione: nel 200, gli scienziati americani e britannici hanno avvertito che una grande eruzione del Cumbre Vieja potrebbe causare lo sprofondamento del versante occidentale del vulcano che cadrebbe in mare, creando un violentissimo tsunami in Atlantico. Viaggiando a 500 chilometri orari, potrebbe spazzare via le zone costiere della Florida, del Brasile e di alcune parti d'Europa, con onde fino a 40 metri di altezza.
Probabilità: Gli scienziati dicono che la probabilità di una grande eruzione è bassa, ma dovrebbero essere prese serie precauzioni a causa dei danni potenzialmente catastrofici. 3) Vesuvio (Italia)
Effetti di una grande eruzione: famoso per aver distrutto Pompei ed Ercolano nel 79 d.C., il Vesuvio oggi farebbe molti più danni. Circa 3 milioni di persone vivono vicino al vulcano, 600000 delle quali nella "zona rossa". L'eruzione potrebbe uccidere almeno 8000 persone e causare oltre 24 miliardi di euro di danni. Secondo alcuni vulcanologi il Vesuvio è il vulcano più pericoloso in Europa. La nube di cenere emessa dall’eruzione cambierebbe i modelli climatici in Europa e renderebbe Napoli un "deserto senza vita".
Probabilità: Gli scienziati dicono che il Vesuvio è in ritardo per una grande eruzione.
L'ultima eruzione del Vesuvio risale al 18-29 marzo del 1944. Da tale data il vulcano è quiescente e caratterizzato da attività fumarolica e moderata sismicità. L'eruzione del '44 era avvenuta dopo un'attivita persistente cominciata nel 1914. I danni dell'eruzione furono ingenti: 26 persone morte a causa dei tetti crollati sotto il peso della cenere vulcanica, 2 centri abitati distrutti parzialmente dalle colate laviche, 3 anni di raccolti persi a causa della cenere. Ormai da molto tempo si sa che il Vesuvio è destinato a risvegliarsi. Sono state predisposte una serie di previsioni simulate al computer dell'andamento dell'eruzione. Lo scopo delle simulazioni è prevenire i danni alle strutture e alle persone. La cosa positiva è che quando il Vesuvio si risveglierà, si potrà prevedere con settimane o mesi di anticipo, visto che l'attività sismica e fumarolica si intensificheranno enormemente prima dell'eruzione. Quindi niente paura, il Vesuvio è vivo, ma non dovrebbe essere pericoloso per nessuno.
Puoi trovare [Devi essere iscritto e connesso per vedere questo link] infomazioni sull'eruzione del 1944. [Devi essere iscritto e connesso per vedere questo link] invece puoi trovare le simulazioni al computer della "prossima" eruzione. 4) Popocatepetl (Messico)
Effetti di una grande eruzione: il vulcano attivo più alto nell'emisfero settentrionale, il Popocatépetl, si trova a soli 70 chilometri ad ovest di Città del Messico e dei suoi 18 milioni di abitanti, e a 50 chilometri a est di Puebla, una città di due milioni di abitanti. Una grande eruzione potrebbe produrre frane nelle popolose valli alle sue pendici, causando moltissime vittime.
Probabilità: Dopo un periodo di 10 anni di tranquillità, il Popocatépetl mostra di nuovo segni di attività. 5) Tambora (Sumbawa, Indonesia)
Effetti di una grande eruzione: L'ultima eruzione del vulcano Tambora di cui si hanno prove certe è quella dell'anno 1815 nell'isola di Sumbawa, in cui vennero proiettati in aria circa 450 miliardi di metri cubi di roccia, cenere e altri materiali. Si pensa che il boato dell'eruzione constituisca il più forte suono udito dall'uomo, persino maggiore di quello dell'eruzione del Krakatoa del 1883. Le conseguenze di quell’esplosione furono impressionanti a cominciare dal danno che subì la stessa montagna la cui altezza di 4000 metri si ridusse di un terzo. I morti causati direttamente dall’eruzione furono 10.000, ma altri 80.000 sarebbero state le vittime di carestie ed epidemie conseguenti a quel disastro. Una lingua, chiamata proprio Tambora, si estinse a causa della scomparsa di tutti coloro che la parlavano! L’effetto più imponente dell’eruzione del Tambora si ebbe tuttavia l’anno seguente quando su tutta la Terra si verificò un cambiamento sensibile del clima.
Polveri fini come il talco lanciate in aria dal vulcano raggiunsero la stratosfera dove, trasportate dalle correnti d’aria, si sparsero su tutto il pianeta impedendo a una parte della radiazione solare di raggiungere il suolo. Il 1816 è ricordato come “l’anno senza estate” o “l’anno morto di freddo” ed ebbe conseguenze drammatiche per la scarsità dei raccolti soprattutto in Francia e nei paesi già provati dalla carestia provocata dalle guerre napoleoniche che si erano concluse nel 1815 con la sconfitta di Waterloo e l’esilio di Napoleone a Sant’Elena. La cosa singolare è che in Europa e negli Stati Uniti d’America, dove i danni provocati da quell’estate eccezionalmente fredda furono altrettanto gravi, non ci si rese conto del motivo di un così improvviso e radicale cambiamento di clima.
Alcuni scienziati dettero la colpa del freddo fuori stagione alle macchie solari, altri al gran numero di iceberg presenti nell’Atlantico settentrionale mentre nessuno si ricordò che Benjamin Franklin nel 1784 aveva attribuito un analogo abbassamento della temperatura proprio ad alcune eruzioni molto violente avvenute l’anno prima. Franklin venne invece indicato come il responsabile indiretto di quei fenomeni anomali per l’uso troppo esteso del parafulmine da parte della popolazione: l’impiego massiccio di quel mezzo di protezione avrebbe sconvolto il naturale fluire dell’elettricità terrestre la quale, secondo teorie poco attendibili, portava in superficie il calore interno della Terra.
La scarsità di cibo non fu l’unica conseguenza dei danni prodotti dall’eruzione del Tambora: molte delle 130.000 persone sopravvissute all’esplosione furono colpite da una terribile epidemia di colera che probabilmente da quelle zone si propagò successivamente in tutto il mondo. Quando nel 1832 i primi casi di colera colpirono New York si cominciò a pensare all’eruzione del Tambora come causa della malattia che tuttavia si diffuse con lentezza (come avviene attualmente per le malattie delle piante) non essendoci a quel tempo i mezzi di trasporto veloci che esistono al giorno d’oggi.
Probabilità: il Tambora è ancora attivo e, data la sua storia e i 222 milioni di abitanti presenti in Indonesia, è sempre sotto stretto controllo. 6) "supervulcano" Yellowstone (Stati Uniti)
Ultima eruzione: 640 mila anni fa
Effetti di una grande eruzione: quando la caldera dello Yellowstone, il "supervulcano", entrerà in attività, sarà praticamente la fine del Nord America, da Vancouver a Oklahoma City, perché tutto questo territorio diventerà inabitabile. Le conseguenze umane ed economiche sarebbero incalcolabili. L'ultima eruzione di violenza simile, avvenuta 73 mila anni fa, a Sumatra (vulcano Toba), fece precipitare l'intero pianeta in un inverno vulcanico della durata di oltre un decennio e quasi spazzò via la razza umana. La storia dell'umanità nella preistoria è affascinante non solo perché ha a che fare con l'origine della nostra specie, ma anche perché è un periodo quasi totalmente sconosciuto. Si tratta di decine di migliaia di anni in cui l'uomo non ci ha tramandato nulla di scritto, quindi non possediamo documenti che ci narrano di quelle epoche. Cosa accadde lo possiamo dedurre indirettamente solo da prove fossili e dallo studio di cambiamenti climatici.
L'uomo apparve sulla Terra circa 300000 anni fa, di cui solo gli ultimi 5000 sono (più o meno) documentati storicamente. Più del 98% della storia umana si perde nel mistero più totale.
Questo accade quasi sempre, tranne nel caso in cui si è potuto scoprire qualche evento che ha gettato luce sulla preistoria, come ad esempio le ere glaciali o le desertificazioni di ampie zone dei continenti.
Uno degli eventi che ci ha permesso di ricostruire qualcosa della storia umana (e non solo) è un evento catastrofico avvenuto oltre 70000 anni fa.
Per vedere cosa accadde dobbiamo recarci nella parte settentrionale dell'isola di Sumatra, presso il lago Toba. Nel 1949 un geologo olandese di nome Rein van Bemmelen, si accorse che il lago Toba non era altro che un antico cratere vulcanico, risultato di una catastrofica eruzione. I crateri di questo tipo si chiamano caldera e se ne trovano molti sparsi per il mondo.
L'eruzione del Toba è classificata come una delle più violente conosciute, tanto che il Toba si è meritato la denominazione di "supervulcano". Gli effetti dell'eruzione furono tali da modificare il paesaggio locale e cambiare addirittura il clima mondiale.
Così avvenne per l'eruzione del Toba. Dal cratere furono espulsi oltre mille chilometri cubi di ceneri e rocce. Una tale quantità di materiale potrebbe seppellire un'area pari a quella di un continente con uno strato dello spessore di diversi metri.
La nube di cenere e gas arrivò fino alla stratosfera e da lì fu sparsa dai venti in tutta l'atmosfera terrestre causando una notte perenne che durò diversi mesi. Questo causò la morte di gran parte della flora e della fauna del pianeta. Anche per l'uomo le cose non andarono per niente bene. Si stima, che a causa del freddo e della carestia conseguenti alla notte perenne, riuscirono a sopravvivere solo poche migliaia di individui. La nostra specie attuale deriva da quei pochi antenati che ebbero la forza o la fortuna di sopravvivere. In pratica potremmo dire che l'umanità fu costretta a ricominciare dall'inizio.
Le eruzioni dei supervulcani come il Toba potrebbero verificarsi ancora (in media accadono ogni 50000 anni). In questo caso ci chiediamo se l'umanità è pronta ad affrontare una simile eventualità. Cosa accadrebbe all'umanità tecnologica di fronte ad un cataclisma del genere? Considerando che l'uomo primitivo riuscì a sopravvivere in poche migliaia di individui, in quanti sopravviveremmo grazie al supporto della tecnologia? Ma soprattutto, chi sopravviverebbe? Ricordiamoci che esistono vaste aree del mondo in cui non c'è tecnologia e dove la gente vive in capanne o persino all'aperto, nella più assoluta povertà. Possiamo facilmente prevedere che in un caso come questo se la vedrebbero davvero brutta...
Nel 2005 fu trasmesso dalla BBC, un documentario che prende in considerazione l'evento eruttivo che potrebbe aver luogo presso il Parco di Yellowstone, zona in cui è presente un supervulcano. Venne presentato l'evento mediante una simulazione computerizzata, nel quale l'eruzione avrebbe coperto virtualmente gli interi Stati Uniti con uno strato di ceneri vulcaniche di almeno 1 cm causando la distruzione totale di qualsiasi cosa si trovasse nelle vicinanze e uccidendo piante e animali dell'intero continente americano.
Probabilità: i geologi cominciano a intravedere i segni che il vulcano avrà presto un’eruzione catastrofica, anche se "presto" potrebbe significare migliaia di anni. Eyjafjallajökull?
È il nome del vulcano islandese che, destatosi nel marzo 2010, ha messo l’Europa al tappeto. La presenza di una nube di ceneri vulcaniche emessa da Eyjafjallajökull ha portato alla chiusura degli spazi aerei di buona parte dell’Europa, mandando in fumo milioni e milioni di euro e mostrando la vulnerabilità delle grandi potenze mondiali. Protagonista delle cronache per mesi, Eyjafjallajökull è la natura che si risveglia, l’imprevedibile che manda all’aria i calcoli sempre uguali a se stessi, il ridimensionamento dell’onnipotenza umana che si sente padrona del mondo.
In questa spettacolare foto possiamo ammirare dei potentissimi fulmini che illuminano i vapori e le ceneri emesse dal vulcano. Il meccanismo di generazione di fulmini durante le eruzioni vulcaniche non è ancora stato spiegato in maniera soddisfacente, ma pare che sia dovuto all'elettricità statica che si accumula dallo sfregamento delle polveri nell'aria.
Il vulcano che vediamo nel video quì sotto, si trova in Islanda e sta eruttando sotto il ghiacciaio Eyjafjallajökull. Si tratta di un vulcano la cui ultima eruzione documentata risale a 189 anni fa. L’attività è cominciata il 21 marzo. Le eruzioni di questo tipo possono diventare piuttosto pericolose perché la lava scioglie vaste zone del ghiacciaio causando inondazioni. In questo caso però la situazione pare essere sotto controllo anche perché il centro eruttivo si trova in una zona quasi disabitata.
Dalle immagini vediamo che si tratta di una eruzione vulcanica lineare, che quindi avviene da numerose bocche eruttive poste tutte su una stessa frattura.
Sono sempre di più gli scienziati che mettono in relazione l’aumento dell’attività sismica del Pianeta con il risvegliarsi dei vulcani in tutto il mondo.
L’Islanda non è nuova a fenomeni di questo tipo. L’eruzione del vulcano Eyjafjallajökull non è un caso isolato e non sarà nemmeno l’ultima che l’isola offrira al Pianeta. L’ultima eruzione del Eyjafjallajökull risale a circa 200 anni fa.
Ma quanto potrà durare l’eruzione del vulcano Eyjafjallajökull? L’ultima voltà è andato avanti per due anni!
Francamente lo scenario è fosco e i media televisivi non hanno più di tanto lanciato l’allarme. Lo stop del traffico aereo su larga parte del nord Europa è solo uno dei segnali inequivocabili di un cambiamento in atto che potrebbe riservarci spiacevoli sorprese da un punto di vista socio-economico. [Devi essere iscritto e connesso per vedere questa immagine]
Distibuzione dei vulcani in Italia [Devi essere iscritto e connesso per vedere questa immagine]
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L'Isola di Vulcano (frazione di Lipari - Isole Eolie -Sicilia) è un'isola di 21 km quadrati facente parte delle Isole Eolie. Gli abitanti, 715 nel 2001, vengono chiamati vulcanari. Nell'antichità venne chiamata Therasia (Θηρασία), poi Hiera (Ἱερά).L'Isola di Vulcano prende il nome dal dio latino del Fuoco, Vulcano, il quale aveva qui le sue fucine. Per estensione, il termine *vulcano* passò poi ad indicare tutte le montagne di fuoco della terra.
Ultima modifica di Leo il Gio 14 Apr 2011 - 17:50, modificato 1 volta
Leo Founder®
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Oggetto: Erutta il vulcano Shinmoedake, del complesso vulcanico di Kirishima Dom 30 Gen 2011 - 13:29
Erutta il vulcano Shinmoedake, del complesso vulcanico di Kirishima
Una spettacolare eruzione sta interessando il vulcano di Shinmoedake, sull’isola di Kyushu, nel Giappone meridionale. L’attività eruttiva del vulcano, di oltre 1.420 metri, è iniziata in sordina il 26 gennaio, ma si sta configurando come la più forte degli ultimi 50 anni. Intanto, riferisce la stampa nipponica, sono cominciati i preparativi per le possibili operazioni di evacuazione nelle aree più direttamente minacciate, come a Miyakonojo che si trova a 10 km dal cratere.
Il vulcano Shinmoedake, una delle caldere che compongono il complesso vulcanico del Kirishima, ha iniziato ad eruttare violentemente. L'eruzione ha avuto inizio mercoledì scorso, ricoprendo i villaggi vicini al vulcano con una coltre di cenere, e costringendo all'evacuazione nel raggio di 2 chilometri dal vulcano.
Il vulcano Shinmoedake fa parte del complesso vulcanico di Kirishima, che comprende circa 20 vulcani attivi fin dal Pleistocene. E' uno dei gruppi vulcanici più attivi del Giappone, e si trova nell'isola di Kyushu. Guarda l'eruzione del vulcano Shinmoedake:
Il complesso vulcanico raggiunge l'altezza di 1.700 metri, e fin dall'anno 742 ha fatto registrare numerosissime eruzioni. Le tre eruzioni più potenti si sono verificate nel 788, nel 1716 e nel 1717. Il complesso di Kirishima copre un'area di 20 x 30 chilometri, e comprende alcuni dei vulcani più attivi dell'intero Giappone: Takachihonomine, Nakadake, Ohatayama, Karakunidake, Tairoike, Ohachi, e Shinmoedake, il vulcano che ha iniziato ad eruttare lo scorso 26 gennaio.
Questa eruzione sembra essere la più potente degli ultimi 50 anni, e di certo è un evento spettacolare, soprattutto per le immagini dei fulmini vulcanici probabilmente frutto dell'interazione tra il magma e l'atmosfera.
Una densa nube di cenere si è sprigionata dal picco di Shinmoedake, sollevandosi fino ad oltre 3 chilometri di altezza. L'eruzione in corso non sembra essere il preludio a qualche evento di più grossa entità. "Non si può mai dire con un vulcano" dice Sei Iijima, vulcanologo della Japan Meteorological Agency. "Ma l'assenza di movimenti del magma sotto la superficie ci induce a pensare che questa attività non porterà ad un'eruzione su larga scala".
L'eruzione esplosiva del Kirishima ha scagliato bolidi di lava a distanza di oltre 2 chilometri, e pietre laviche ad oltre 8 chilometri dal picco di Shinmoedake.
Fonte: [Devi essere iscritto e connesso per vedere questo link] - miste
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Oggetto: Giappone: dopo il terremoto erutta il vulcano Shinmoedake (VIDEO) Gio 14 Apr 2011 - 18:07
Giappone: dopo il terremoto erutta il vulcano Shinmoedake (VIDEO)
TOKIO - Non è bastato il terremoto, il conseguente tsunami e la paura per un possibile disastro nucleare. Ora è arrivata anche l'eruzione del vulcano Shinmoedake a mettere alla prova il popolo nipponico. Il vulcano, situato nella catena montuosa del Kirishima situata sull’isola di Kyushu, ha eruttato ieri lanciando lapilli e cenere nel raggio di due miglia. La zona attorno al vulcano è stata immediatamente evacuata, con centinaia di persone che fuggivano dal cratere che sputava ceneri incandescenti. In verità questa è l'ottava eruzione del vulcano da mercoledì, la quarta nel giro di ventiquattro ore. Il pennacchio di cenere uscita dal cratere si è alzato fino a 3000 metri di altezza, e continua a salire. Vista l'esperienza di alcuni mesi fa del vulcano isalndese, non è eccessivo parlare di rischio per il normale funzionamento delle tratte aeree internazionali della zona. Sulla base delle immagini trasmesse dalla Tv pubblica Nhk, l'eruzione avrebbe scagliato rocce fino a un metro d'altezza sule pendici del vulcano, a causa della forza propulsiva dell'eruzione. Il grado d'allerta è stato stabilito dalla autorità a livello 3 su 5. Ad ogni modo la situazione non risulta stabile e potrebbe peggiorare, a causa dell'accumulazione di lava all'interno del cratere.
CATANIA - E’ tornata la calma tra i crateri sommitali dell’Etna. La fase eruttiva iniziata venerdì scorso si è conclusa. Tutti i valori sono rientrati nella norma. Anche se per gli esperti, questa potrebber essere solo una tregua, in attesa della ripresa. La colata lavica si e’ fermata a quota 2500 metri nella desertica Valle del Bove. Un’altra eruzione “lampo”, come avvenuto già a inizio anno. Il vulcano, che è quello attivo più alto d’Europa, è comunque ancora carico di energia. L’ultima eruzione, benché abbia dato vita a spettacolari fontane di lava, non ha creato problemi all’operatività dello scalo Fontanarossa di Catania, come era avvenuto invece con l’eruzione di gennaio.
[Devi essere iscritto e connesso per vedere questa immagine] Eruzione Etna 12 gennaio 2011 spettacolo!!