Il sistema solare è il sistema planetario a cui appartiene la Terra. Al centro del sistema solare vi è il Sole, che è una stella di medie dimensioni e luminosità. Intorno al Sole si muovono numerosi corpi celesti che gli orbitano intorno: i pianeti e i loro satelliti (o lune), gli asteroidi, le comete, i meteoriti, le polveri interplanetarie.
Il sistema solare si trova all'interno di una galassia (cioè un sistema costituito da miliardi di stelle) chiamata Via Lattea o, più semplicemente, Galassia scritta con la g maiuscola. Il Sole si trova a circa 28.000 anni luce dal centro della Galassia e quindi in posizione periferica rispetto al centro. La Galassia ha un corpo principale piatto a forma di disco, e quindi quando la osserviamo, poichè siamo posizionati all'interno di questa, la vediamo come una striscia di stelle: da ciò deriva il nome di Via Lattea.
Tra i pianeti, quelli più vicini al Sole, come la Terra, sono fatti di materiali solidi quelli più lontani, come Giove e Saturno, hanno una composizione simile a quella del Sole. L’ineguale distribuzione dei materiali tra i pianeti terrestri e quelli gioviani si spiega con la stessa distanza dal Sole in prossimità del sole, il vento solare e le alte temperature hanno fatto allontanare gli elementi più leggeri e si sono così formati i pianeti rocciosi, densi; la maggiore distanza, invece, si sono formati pianeti prevalentemente gassosi.
I Pianeti
Intorno al Sole orbitano nove pianeti principali: allontanandoci dal Sole incontriamo Mercurio, Venere, Terra, Marte, Giove, Saturno, Urano, Nettuno, Plutone. I pianeti si suddividono in:
Rocciosi (detti anche terrestri o solidi o interni): sono piccoli e costruiti prevalentemente da solidi come rocce (rocciosi), sabbie o polveri; non hanno anelli e hanno pochi satelliti. Sono i 4 pianeti più vicini al Sole: Mercurio, Venere Terra e Marte (interni) e hanno atmosfere poco estese con caratteristiche simili a quella della Terra (terrestri). I satelliti sono tutti rocciosi.
Gassosi (detti anche fluidi o gioviani o esterni): sono di grandi dimensioni e presentano un nucleo solido molto piccolo, circondato da atmosfere molto estese di idrogeno, elio, metano e ammoniaca, come Giove (gioviani). Si tratta dei 4 pianeti che si trovano oltre la cintura di asteroidi: Giove,Saturno, Urano e Nettuno (esterni). Hanno numerosi anelli e satelliti.
Mercurio è il pianeta più interno; poco più grande della Luna, la sua vicinanza al Sole ne rende difficile l'osservazione, limitandola per poco tempo al mattino prima dell'alba o dopo il tramonto; a seconda della posizione del pianeta nell'orbita attorno al Sole ci presenta le fasi, cioè aspetti diversi del disco che si ripetono con una certa periodicità (come accade per la Luna).
Mercurio ha piccole dimensioni, il suo raggio all'equatore è di 2.439 Km, ruota su se stesso in 59 giorni con una velocità di rotazione (260 Km/h) molto lenta rispetto ai corpi maggiori, la sua orbita attorno al Sole è piuttosto eccentrica con uno scostamento pari allo 0,206, questo significa che la sua distanza dal Sole varia tra i 46 ed i 69 milioni di chilometri.
Il periodo di rivoluzione lo compie nell'arco di 88 giorni ad una velocità orbitale di 172.440 Km/h con una inclinazione dell'orbita rispetto all'eclittica pari a 7°.
La combinazione fra il moto di rotazione e quello di rivoluzione implica che il Sole apparentemente si muove molto lentamente nel cielo di Mercurio cosicchè un giorno solare dura ben 176 giorni paria " due anni mercuriali ".
A causa di questo lento movimento di rotazione, il suolo di Mercurio è sottoposto a lunghi e forti soleggiamenti e ad altrettanti lunghi raffreddamenti rendendolo così il pianeta con la più forte escursione termica: la temperatura, durante il giorno, sale oltre i 300°C., mentre, di notte, scende a -170°C. e oltre.
Da un punto di vista fisico, Mercurio è un corpo molto simile alla Luna, soprattutto per la mancanza di un'atmosfera di densità significativa, la superficie è tutta bucherellata di grandi e piccoli crateri da impatto, formatisi dal bombardamento di meteoriti.
La sonda Mariner 10 che tra il 1974-1975 ha sorvolato per tre volte il pianeta passando a soli 800 chilometri dalla superficie, ci ha inviato i dati più interessanti del pianeta, fotografandone circa la metà della superficie: si è scoperto così un grande bacino del diametro di oltre 1.200 Km. e con una struttura ad anelli concentrici; si ritiene che questo sia stato formato dall'urto di un corpo di dimensioni superiori ai 100 Km., al bacino è stato dato il nome di Caloris Planitia (pianura del Calore).
Poichè su Mercurio, le tracce dei lontani bombardamenti meteorici non appaiono minimamente cancellate da eventi successivi, si ritiene che il piccolo pianeta sia un corpo ormai " tranquillo " da 2 o 3 miliardi di anni e se pur affascinante rimane un mondo arido e inospitale ad ogni forma di vita.
Venere è il secondo pianeta del Sistema Solare in ordine di distanza dal Sole, è anche il pianeta che più d'ogni altro veniva considerato come il gemello della Terra per le dimensioni e la vicinanza a noi. Venere, dopo il Sole e la Luna, è l'astro più luminoso del cielo e lo si osserva prima dell'alba ad Est o al tramonto ad Ovest. L'impenetrabile cortina di nubi che avvolge il pianeta, non ha mai permesso di osservarne il suolo attraverso i telescopi; gli astronomi però, sempre più desiderosi di conoscere e capire questo mondo, a partire dagli anni '60 hanno cominciato a svelare alcuni dei suoi segreti, allorché vennero intraprese su Venere le esplorazioni dirette con sonde spaziali. La prima sonda giunta nelle vicinanze di Venere, il 14 dicembre 1962, fu la Mariner 2 inviata dagli americani, che segnarono così l'inizio dello studio diretto dei pianeti da parte di sonde spaziali. Il Mariner 2 percorse nello spazio 290 milioni di Km. in 109 giorni e riuscì a trasmettere a Terra, da una distanza di 58 milioni di Km., dati importanti che per quei tempi stupirono il mondo intero; passando a circa 35.000 Km. dalla coltre di nubi che avvolgono Venere, la sonda riuscì a risolvere alcune controversie sulle misure ipotizzate: la superficie del pianeta doveva essere caldissima, con temperature superiori ai 460°C., si vanificavano così le teorie formulate degli oceani e delle foreste umide, ipotizzate dal chimico svedese Svante Arrhenius 1859-1927, o dei grandi mari di petrolio immaginati dall'astrofisico Fred Holye: Venere si confermava come un inferno la cui superficie era talmente calda da riuscire a fondere lo stagno e il piombo e a far bollire il mercurio. L'esplorazione di Venere fu inseguita anche dai sovietici negli anni '70-'80; la rivalità tra le due super potenze diede il via ad un sistema concorrenziale, rivelatosi poi dannoso per lo spreco di denaro nella ricerca: negli anni a seguire l'URSS, decise di inviare sul pianeta alcune sonde del tipo Venera destinate a scendere sulla superficie e studiare la topografia del suolo; le prime, anche se furono schiacciate dalla forte pressione atmosferica venusiana, riuscirono a trasmettere interessanti dati sulla natura e struttura delle nubi; quelle successive, tecnologicamente più avanzate, si posarono al suolo e, riuscendo a resistere abbastanza a lungo all'ambiente caldissimo e corrosivo, inviarono a Terra molte immagini e analisi chimiche del suolo. Nel 1978, alle analisi dettagliate delle sonde Venera si aggiunsero le immagini riprese dalla sonda americana Pioneer Venus in orbita intorno al pianeta, ottenute grazie ad uno speciale radar che, riflettendo gli impulsi inviati dalla superficie, ne descriveva la conformazione del suolo ricavandone mappe di notevole precisione; con i risultati sempre più importanti gli Americani ritennero che i tempi fossero maturi per dare vita ad una impresa ancor più ambiziosa: il programma Magellan, previsto per gli anni '90. La sonda lanciata dallo Shuttle Atlantis nel maggio 1989 raggiunse Venere entrando nell'orbita del pianeta nell'agosto 1990; nel gennaio 1992, dopo che Magellan aveva completato oltre 3.000 orbite e aveva ripreso il 95% della superficie del pianeta, si poteva affermare di conoscere abbastanza Venere sebbene esistano tuttora dei dubbi circa gli allineamenti di fratture della crosta (faglie), i raggruppamenti di vulcani, ed altre enigmatiche formazioni come i lunghi canali, che percorrono le pianure per migliaia di Km. e che attendono più appropriati esami per essere compresi. Le mappe globali di Venere messe insieme dagli scienziati ci mostrano un pianeta geologicamente giovane, simile forse a come doveva essere la Terra quando ancora non era comparsa la vita; l'assenza di erosione provocata da acqua e vento e la scarsità di crateri prodotti da meteoriti rendono la superficie profondamente diversa da tutte quelle incontrate nel Sistema Solare; per circa il 60% tale superficie risulta debolmente ondulata con una composizione probabilmente granitica, ampi bacini ne occupano un altro 16%, il rimanente si trova ad una quota di oltre un migliaio di metri: su tali vasti altipiani si alzano catene di rilievi montuosi molto imponenti, come i Monti Maxwell, le cui vette toccano gli 11.000 metri. Attraverso i dati inviati dal satellite artificiale Magellan, estremo interesse ha suscitato la scoperta del vulcano Maat Mons alto 8.500 metri, che John A. Wood, dello Smithsonian Astrophysical Observatory ritiene possa essere stato attivo in questi ultimi anni.
L'atmosfera è risultata quasi totalmente composta (96%) di anidride carbonica, con il resto formato per lo più da azoto, ed è talmente massiccia da dar luogo, in superficie, a una pressione di circa 90 volte superiore a quella dell'atmosfera terrestre (una pressione analoga si ha sulla Terra sott'acqua a circa 1 Km. di profondità). La grande abbondanza di CO2 causa nel pianeta un forte effetto serra, l'energia termica proveniente dal Sole viene intrappolata negli strati vicini alla superficie e lì, la temperatura raggiunge anche i 480°C.; quando il Sole fra qualche miliardo di anni sarà ancora più brillante, e irradierà più calore, anche sulla Terra si avrà un'atmosfera similare con molta CO2, è probabile che molto prima di allora però, alcuni interventi incauti dell'uomo potranno innescare un effetto serra sul nostro pianeta, con conseguenze proibitive per la vita. Le nubi di Venere, disposte tra i 48 e i 58 Km. sopra la superficie, sono formate da gocce di acido solforico; queste nubi, per un sistema di venti ad alta quota, girano intorno al pianeta in un periodo di circa 4 giorni; tale movimento può essere osservato solo all' ultravioletto. I molti dati ottenuti dalla NASA nella missione Magellan ci aiuteranno in futuro a capire perché il pianeta, ritenuto originariamente simile alla Terra, possa essersi poi evoluto in modo così dissimile ed essere così inospitale.
Terzo pianeta in ordine di distanza dal Sole, la Terra, formatasi 4,5 miliardi di anni fà insieme a tutti gli altri corpi che popolano il sistema solare, ha una forma quasi sferica a causa delle differenti misure dei raggi polare ed equatoriale, che provocando uno schiacciamento dei poli Nord e Sud le conferiscono l'aspetto di un globo dalle estremità appiattite (geoide).
Essa ha una superficie totale di oltre 500 milioni di kmq (30% massa continentale - 70% massa liquida), e si può suddividere in due emisferi separati dall'equatore:
settentrionale o boreale, detto anche continentale perchè composto in gran parte dalla terraferma;
meridionale od australe, chiamato anche oceanico perchè composto per la maggior parte da oceani.
Ognuno di essi è a sua volta diviso in porzioni da cerchi di riferimento, i meridiani o linee di longitudine (circoli massimi passanti per i poli) ed i paralleli o linee di latitudine (cerchi paralleli all'equatore e perpendicolari all'asse terrestre), grazie ai quali è possibile rintracciare con precisione assoluta un qualsiasi punto sulla superficie terrestre avendo solo due valori:
Longitudine - si misura da 0 a 180° a partire dal meridiano fondamentale di Greenwich, località nei pressi di Londra, positivamente verso Est e negativamente verso Ovest.
Latitudine - compresa fra 0 e 90°, si conta a partire dall'equatore, positivamente verso il Nord e negativamente verso il Sud.
i fini astronomici e climatici quattro paralleli, i 2 tropici ed i 2 circoli polari, sono molto importanti perchè dividono la Terra in determinate zone dette:
torrida - che si trova fra il tropico del cancro ed il tropico del capricorno, ambedue distanti 23,5° dall'equatore, uno in direzione nord e l'altro in direzione sud;
temperata - compresa fra i tropici ed i circoli polari;
glaciale - compresa fra i poli ed i rispettivi circoli polari che distano dall'equatore 66,5°.
La Terra come sappiamo è l'unico pianeta del sistema solare ad essere caratterizzato dal fenomeno della vita, per cui possiamo in essa distinguere una "biosfera", a sua volta così suddivisa:
litosfera - la parte solida e quindi i 5 continenti Eurasia (Europa ed Asia), America (America settentrionale, centrale e meridionale), Africa, Oceania (Australia e le isole dell'Oceano Pacifico) ed Antartide;
idrosfera - la massa liquida composta da mari (mediterranei o interni e costieri) ed oceani (Atlantico, Pacifico ed Indiano);
atmosfera - l'involucro gassoso, che trattenendo il calore della radiazione solare ha permesso la nascita e l'evoluzione di un clima favorevole allo sviluppo delle diverse forme di vita.
Oltre a queste, esiste nel nostro pianeta, anche un'altra zona ancora più esterna e di natura ben diversa, la magnetosfera, che definita anche "fasce di Van Allen", dal nome dello scopritore, ha la capacità di bloccare tutte le radiazioni cosmiche che giornalmente investono la Terra. Inoltre, specialmente nei periodi di maggior attività del Sole, essa interagisce con le particelle del vento solare, disponendo queste lungo le linee del campo magnetico terrestre e creando quei particolari fenomeni luminosi noti come aurore polari.
Morfologicamente la Terra è un pianeta in continua evoluzione, soggetto com'è all'erosione da parte dei fenomeni tettonici, vulcanici ed atmosferici, che continuamente ne rimodellano l'aspetto. Essa è inoltre formata da strati di diversi materiali e densità, che sono stati studiati con trivellazioni del sottosuolo, ma soprattutto osservando l'attività sismica e vulcanica. Rilevamenti dunque che hanno portato alla luce la struttura interna, che a partire dall'esterno verso la parte centrale è così composta:
crosta - ricca di minerali, rocce eruttive, silicati, spessa un centinaio di km, forma uno strato che si estende anche al di sotto degli oceani;
mantello - la parte intermedia, sede della materia che fluisce verso l'esterno sotto forma di lava, in cui si trovano strati di ossidi, silicati e solfuri metallici;
nucleo - ricco di nichel e ferro, e caratterizzato da un diametro di 6000 km circa e da una temperatura di oltre 1000°C, è lo strato più interno e denso a cui sembra possano ricondursi le proprietà magnetiche del nostro pianeta.
Il quarto pianeta del nostro sistema solare è Marte, il pianeta rosso. L’orbita di Marte, fortemente eccentrica, lo porta da 400 milioni a 56 milioni dal nostro pianeta, nei periodi di massima vicinanza (Opposizione) appare molto luminoso e lo si osserva con facilità sia con il binocolo o col telescopio che ad occhio nudo (appare come una stella di eccezionale luminosità e colore rosso molto brillante). Durante questi periodi anche i telescopi più piccoli possono cogliere dei particolari della superficie del pianeta come le calotte polari o le zone scure sulla superficie. Marte ha un diametro equatoriale di 6786 Km (circa la metà di quello terrrestre) ed una massa appena 0,11 volte quella terrestre, che denota una densità molto inferiore rispetto al nostro pianeta. Un anno marziano dura 687 giorni, il doppio di quello terrestre, (velocità orbitale 86.760 Km/h), ed un giorno dura 24 ore e 37 minuti. Il pianeta, avendo un asse di rotazione leggermente inclinato, presenta delle stagioni che assomigliano a quelle terrestri, messe in evidenza dalle calotte polari che d'inverno aumentano la loro estensione, per poi ritirarsi durante l'estate marziana. L'atmosfera, molto sottile, è composta principalmente da anidride carbonica, ma si ritiene che una grande quantità d’acqua esista sotto la superficie sotto forma di ghiaccio. Marte è soggetto, a causa della sua tenue atmosfera che non riesce a proteggerlo, ad un intenso bombardamento meteorico. Sul pianeta, inoltre, sono stati osservati i resti di attività vulcaniche e tettoniche avvenute in epoche remote. A queste epoche bisogna far risalire anche la presenza di probabili letti di fiumi che correvano lungo la superficie. Le dimensioni del pianeta gli impediscono di trattenere un’atmosfera abbastanza spessa da poter innescare quel processo di formazione della vita che è avvenuto sulla Terra, è però possibile che nei primi millenni della sua formazione il pianeta possedesse una spessa atmosfera che poi si è dispersa nello spazio. Durante questi secoli l’acqua avrebbe potuto scorrere copiosa su Marte. Dove sia finita l’acqua di quei fiumi è uno dei misteri che gli scienziati stanno cercando di risolvere. Ciò che rimane dell’intensa attività tettonica e vulcanica di quel periodo sono: Il monte Olympus: un vulcano che si erge a 26.000 metri sul livello del suolo e che alla base è largo circa 600 km La Valles Marineris: un sistema di canyon profondi oltre 7 Km. che solca la superficie di Marte per oltre 4000 Km
Giove: il re dei pianeti, il piu' grande del sistema solare. É una gigantesca sfera di gas avente massa doppia rispetto a quella di tutti gli altri pianeti messi insieme. Potrebbe contenere piu' di 1300 Terre. Giove é molto piu' distante di Marte, nel firmamento, ma spesso molto piu' luminoso, perché é piu' grande ed ha un'atmosfera ricca di nubi che riflette la luce del Sole. Facendo uso di un potente telescopio, sul disco di Giove riusciamo a distinguere delle bande: quelle scure si chiamano fasce, quelle chiare zone. Tra le fasce vanno e vengono macchie scure e luminose. Il gas predominante nell'atmosfera é l'idrogeno (H2), l'elemento piu' leggero. Al di sotto c'é un immenso oceano di idrogeno liquido profondo decine di migliaia di chilometri: al centro del pianeta c'é probabilmente un piccolo nucleo roccioso, dove pressione e temperatura sono molto, molto elevate.
Saturno é il secondo pianeta per grandezza del sistema solare. La sua distanza dal Sole é doppia rispetto a quella di Giove, percio' appare piu' pallido nel firmamento. Visto dal telescopio é il pianeta piu' bello perché circondato da stupendi anelli piatti, individuati per primi da Galileo Galilei, nel 1610. Saturno é un'enorme sfera di gas in parte liquido circondata da un'atmosfera nuvolosa. Date le sue dimensioni, é un pianeta poco denso: galleggerebbe sull'acqua. Le nuvole si dispongono a fasce, data la veloce rotazione del pianeta. Nell'atmosfera i venti turbinano fino a 1800 km/h, provocando violenti uragani.
Urano è il settimo pianeta dal Sole e il terzo in ordine di grandezza (per diametro). Urano è più grande per diametro, ma possiede una massa minore rispetto a Nettuno.
orbita: 2.870.990.000 km (19,218 UA) dal Sole diametro: 51.118 km (equatoriale) massa: 8,683e25 kg
Urano è l'antica divinità greca del cielo, il primo dio supremo. Urano era il figlio e compagno di Gaia il padre di Crono (Saturno) dei Ciclopi e dei Titani (i predecessori degli dei dell'Olimpo).
Urano, il primo pianeta scoperto in tempi moderni, fu scoperto da William Herschel mentre stava sistematicamente scandagliando il cielo con il suo telescopio il 13 Marzo 1781. Il pianeta era stato osservato anche prima, ma era stato ignorato perché scambiato con una stella (la prima osservazione registrata risale al 1690 quando John Flamsteed lo catalogò come 34 Tauri). Herschel lo chiamò "the Georgium Sidus" (il pianeta giorgiano) in onore del suo patrono, il re George III d' Inghilterra; altri lo chiamarono "Herschel". Il nome "Urano" fu proposto per la prima volta da Bode seguendo la tradizione di attribuire ai pianeti nomi della mitologia greca, ma questa denominazione non entrò in uso prima del 1850.
Urano è stato visitato soltanto dalla sonda Voyager 2 il 24 Gennaio 1986.
Come gli altri pianeti gassosi, Urano possiede bande di nubi che si muovono rapidamente, ma queste sono estremamente deboli, e sono visibili solo esaminando le immagini ingrandite del Voyager 2 (a destra). Le recenti osservazioni compiute con l' HST (a sinistra) mostrano tracce molto più grandi e pronunciate. Si ritiene che le differenze tra le immagini prese dal Voyager 2 e dal telescopio spaziale siano dovute ad effetti stagionali (il Sole si trova oggi ad una latitudine di Urano che produce maggiori effetti dovuti al dì e alla notte).
Il colore blu di urano è dovuto all'assorbimento della radiazione rossa da parte del metano presente nell'alta atmosfera. Ci potrebbero essere bande colorate come quelle di Giove, ma queste sarebbero comunque nascoste dagli strati di metano sovrastanti. Come gli altri pianeti gassosi, Urano ha un sistema di anelli. Come quelli di Giove sono molto scuri, ma possiedono una composizione simile a quella degli anelli di Saturno con particelle di grandi dimensioni che superano i 10 metri di diametro miste a polvere finissima. Ad oggi sono noti 11 anelli, tutti molto deboli; il più brillante è conosciuto col nome di anello Epsilon. Gli anelli di Urano furono i primi ad essere stati scoperti dopo quelli di Saturno. Questa scoperta fu molto importante perché ci permise di capire che gli anelli sono una struttura comune nei pianeti, e non una peculiarità di Saturno.
Il Voyager 2 scoprì 10 piccoli satelliti in aggiunta ai 5 più grandi già conosciuti.
Il campo magneti di Urano è particolare in quanto non è centrato rispetto al centro del pianeta, ma è inclinato di 60 gradi rispetto all'asse di rotazione. Esso è probabilmente generato da movimenti che hanno luogo nelle profondità del pianeta.
Urano è al limite della visibilità umana ad occhio nudo sotto un cielo scuro; E' più facile individuarlo con un binocolo (se si conosce la direzione nella quale guardare). Attraverso un telescopio amatoriale il pianeta appare come un piccolo disco. Le carte cerca pianeti di Mike Harvey mostrano la posizione corrente di Urano (e degli altri pianeti) nel cielo, ma per poter trovare il pianeta sono necessarie carte più dettagliate che si possono ottenere con programmi che simulano la volta celeste come Starry Night.
Scoperto dall'astronomo tedesco Johann Galle nel 1846, Nettuno ha circa le stesse dimensioni di Urano e al telescopio é di colore bluastro. Il colore venne confermato dall'avvicinamento della sonda Voyager 2. Nettuno é una grossa sfera di gas, come gli altri pianeti giganti (Giove, Saturno, Urano). Anch'esso ha un sistema di anelli attorno all'equatore e almeno otto satelliti, ma dalla Terra riusciamo a vederne solo 2, Tritone e Nereide.
Nel 1930 un astronomo americano, Clyde Tombaugh, individuò una minuscola "stella" in movimento, che si rivelo' essere il nono pianeta del sistema solare, ovvero Plutone. È così lontano che impiega quasi 250 anni terrestri per completare una rivoluzione attorno al Sole. Conosciamo poco Plutone: nessuna sonda lo ha ancora raggiunto, al telescopio é solo una macchiolina. È il pianeta piu' piccolo ed ha un satellite, Caronte. Caronte è stranamente grande la metà di Plutone.
Alcuni astronomi pensano che Plutone non sia l'ultimo pianeta, bensi' esista un "pianeta X" molto grande e molto lontano in grado di alterare le orbite di Urano e Nettuno. La "caccia ai pianeti" é ancora in corso...attualmente sono stati scoperti alcuni pianeti in galassie lontane, attraverso potenti telescopi a onde radio.
L’Unione Astronomica Internazionale, durante l’annuale congresso tenutosi quest’anno (2006) a Praga, ha retrocesso Plutone a “pianeta nano” (corpi celesti in orbita attorno al Sole oltre l’orbita di Nettuno con dimensioni ragguardevoli ma non tali da rientare nella definizione di pianeta; se ne contano decine ma si prevede che presto diventeranno centinaia). Questa decisione è stata molto sofferta e per nulla scontata sino alla fine del convegno, visto che molti congressisti erano favorevoli ad un ampliamento del numero dei pianeti del Sistema Solare in considerazione delle recenti scoperte di nuovi corpi celesti.
I fautori dell’allargamento planetario partivano dall’assunto che per pianeta si poteva definire un oggetto di massa rilevante, tale che la sua forza di gravità gli conferisce una forma sferica. Se però fosse passata questa definizione sarebbe stato necessario includere fra i pianeti anche Cerere (un corpo che orbita fra Marte e Giove, poi anche Caronte (satellite di Plutone) e ancora un altro corpo minore che si trova ben oltre Plutone, scoperto nel gennaio 2005, battezzato inizialmente con la sigla provvisoria di “2003 UB313” e poi chiamato ufficialmente Eris.
Ma questa proposta ha suscitato un’ondata di proteste fra molti astronomi dell’Unione, la cui maggioranza si è espressa contro, ricordando che ci saremmo in breve trovati con un Sistema solare affollato di decine di pianeti, dato che si sarebbero aggiunti nuovi corpi transplutoniani, simili a Eris, di cui si prevede la scoperta nei prossimi anni grazie all’affinarsi delle tecniche osservative. Pertanto alla fine, tra mille polemiche, è passata una definizione di PIANETA più articolata che è la seguente: “corpo celeste che orbita attorno ad una stella (ma che non è esso stesso una stella) la cui massa sia sufficiente a conferirgli una forma sferoidale e la cui fascia orbitale sia priva di eventuali corpi di dimensioni confrontabili o superiori”.
fonte: [Devi essere iscritto e connesso per vedere questo link] / miste
L'idea di assegnare ai pianeti i nomi delle divinità venne prima ai babilonesi e successivamente ai greci. Questi ultimi, associarono i pianeti agli dei confrontando le caratteristiche peculiari delle divinità dell'Olimpo con quelle che riuscivano ad osservare guardando gli astri nel cielo. Così al pianeta che si muove più velocemente, Mercurio, venne attribuito il nome del messaggero degli dei (Hermes); al pianeta più luminoso, Venere, quello della dea della bellezza (Afrodite); Marte, pianeta rosso, sanguinario, diventò il dio della guerra (Ares); Giove, anch'esso luminosissimo e maestosamente lento, fu paragonato a Zeus, il padre degli dei; infine Saturno che impiega un tempo lunghissimo a fare un giro dell'orbita, fu associato al dio del tempo (Cronos). Successivamente i Romani adottarono le stesse convenzioni e l'influenza dell'Impero Romano prima e della Chiesa Cattolica poi ha portato all'adozione dei nomi latini. Urano e Nettuno, sconosciuti a greci e romani, vennero scoperti solamente in epoca moderna: Urano nel 1781 e Nettuno nel 1846. Furono battezzati così dalla comunità internazionale per proseguire nella tradizione.