Lo diciamo da sempre e ogni volta il fenomeno diventa sempre più chiaro: con l’avanzare della tecnologia l’evoluzione umana si è incamminata lungo la via della cibernetica. Non saranno più le pressioni ambientali o i bisogni a evolverci, ma la tecnologia stessa, che si combinerà con noi e il nostro corpo, espandendone le possibilità. L’ennesima riprova arriva con questa proposta: mettere in Rete gli organi umani così da poterli monitorare costantemente ed essere avvertiti in tempo reale, tramite cellulare, quando ci sono parametri che non vanno.
Protesi bioniche, microchip sottocutanei, arti meccanici, occhi elettronici, sensori… a poco a poco il futuro del corpo umano si sta avvicinando a quanto immaginato già 30 anni fa dai padri nobili del movimento letterario fantascientifico Cyberpunk. I confini tra uomo e macchina stanno sempre più sfumando, ma questo non è necessariamente un male se, come in questo caso, serve a risolvere problemi reali e a superare limiti intrinseci alla nostra biologia.
La proposta questa volta arriva dalla’Olanda, dove il centro di ricerche Imec ha presentato il sistema chiamato
Human++ BAN, dove l’acronimo sta per
Body Area Network, sulla falsariga dei vari Local Area Network o Wide Area Network. Si tratta infatti di una rete wireless che collega sensori che leggono l’elettrocardiogramma di un paziente, con un cellulare dotato di sistema operativo Android. I valori del battito cardiaco, letti da una speciale applicazione che al momento funziona solo sul sistema operativo di Google, appaiono sullo schermo del telefonino e possono quindi essere inviati al medico mediante una connessione 3G o WiFi. Il sistema può inoltre fungere da allarme, facendo squillare il telefonino del paziente o inviando un messaggio di testo, nel caso alcun parametri indicassero che qualcosa sta andando storto.
La lettura dell’elettrocardiogramma è comunque solo il primo passo: l’intento dei ricercatori danesi è infatti di mettere in Rete altri organi del corpo umano, assegnando a ciascuno un indirizzo IP; si potrà così monitorare col cellulare ad esempio l’elettroencefalogramma, raccogliendo i segnali trasmessi dal cervello, oppure l’attività muscolare o altri parametri ancora.
Nel prototipo che è stato mostrato alla Wireless Health Conference di San Diego, gli elettrodi sono ancora collegati a un normale trasmettitore dotato di batteria, da appendere al collo, ma in futuro il dispositivo dovrebbe diventare più comodo e facile da indossare, grazie a un trasmettitore radio miniaturizzato a bassa frequenza, che dovrebbe sfruttare una speciale tecnologia sviluppata da un’azienda norvegese, la nRF24L01+, che consuma molta meno potenza e garantisce dunque un’autonomia molto maggiore rispetto a una normale connessione Bluetooth.
L’idea di creare
Body Area Network suscita grande interesse perché apre prospettive inattese per la
Mhealth (scritto anche m-health or mobile health), la telemedicina basata sui
[Devi essere iscritto e connesso per vedere questo link]. Man mano che la speranza di vita della popolazione dei paesi ricchi aumenta e cresce di conseguenza il numero di persone in cura per gli acciacchi dell’età e non per malattie gravi, diventa infatti sempre più importante trovare forme di terapia alternative al ricovero ospedaliero e monitorare tutto tramite cellulare potrebbe rappresentare un’ottima soluzione all’affollamento degli ospedali, lasciando così posti liberi a chi ha malattie gravi e non acciacchi dovuti al prolungarsi della vita media.
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