Numero di messaggi: 509 Età: 36 Città: Genova Reputazione: 453Punteggio Postatore: 28374 Data d'iscrizione: 16.05.08
Oggetto: Alberobello, città dei trulli Lun 14 Giu 2010 - 5:56
CAPITALE DEI TRULLI
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Su due rilievi collinari, anticamente interrotti da un alveo, è Alberobello.
Sul colle orientale vi è la città nuova con caratteristiche architettoniche moderne; sull'altra sommità, disposta ad occidente, si allineano i "trulli", in un agglomerato urbano suddiviso in due rioni: Monti e Aia Piccola, entrambi Monumenti nazionali e dal dicembre 1996 riconosciuti dall'U.N.E.S.C.O. Patrimonio Mondiale.
Il paesaggio agrario è caratterizzato da una folta vegetazione di mandorli e ulivi che prospera su un terreno carsico. E' dalle rocce calcaree stratificate che, sin dalla nascita di Alberobello, è stato tratto il materiale per la costruzione, utilizzato per la copertura dei trulli.
LA STORIA
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La storia di questa singolare cittadina risale alla seconda metà del XVI secolo, quando, piccolo feudo sotto il dominio degli Acquaviva, Conti di Conversano, cominciò a popolarsi di contadini che resero la Selva' (così denominata) fertile. I Conti autorizzarono i coloni a costruire le abitazioni a secco, in modo da poter essere diruite in caso d'ispezione regia, poichè la nascita di un agglomerato urbano esigeva il pagamento del tributo secondo la 'Prammatica de Baronibus'; con l'astuta proposta si evitava il balzello. Iniziò così ad espandersi un paese abusivo fatto di case non dichiarate e di abitanti non riconosciuti da nessun ufficio anagrafe, insomma inizia per gli Alberobellesi un periodo di vera schiavitù feudale. Infatti i Conti, oltre ad essere i padroni di tutto il territorio, divennero i padroni indiscussi anche degli abitanti, i quali, non potendo ricevere aiuto da nessuno in quanto mai esistiti, erano vittime di ogni sopruso e tragedia.
Questa schiavitù durerà fino al 1797 anno in cui sette Alberobellesi, chiamati in seguito I Sette Liberatori Della Selva, riuscirono ad incontrare il re Ferdinando IV ed ottenere finalmente il riconoscimento come paese Regia e dal quel momento cambiò il sistema di vita e di costruzione dei trulli, infatti la prima casa che venne eretta dopo la liberazione fu realizzata con lo stesso materiale, ma per la prima volta fu usato il bolo cioè un legamento argilloso che permetterà alla casa di essere molto più solida, comodo e non sottoposto più a crolli per non pagare le tasse. Questa casa si può visitare e si chiama Casa D’Amore riconosciuta dall’Unesco come Patrimonio Mondiale per l’enorme importanza che racchiude per questo paese: L’emblema della Liberazione Dalla Schiavitù Feudale.
LA STRUTTURA DEI TRULLI
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L’intera struttura del trullo è edificata con pietra calcarea locale, presente neiterreni o facilmente estraibile da cave poste a limitata profondità. La spessa muratura portante, a secco e non particolarmente alta, nei sistemi costruttivi più arretrati è formata da pietre non squadrate, poste in maniera grossolana e senza alcun legante. Nelle costruzioni più recenti le pietre adoperate sono, al contrariosquadrate, regolari e ben disposte. Su questa muratura è impostata la copertura “a trullo”, composta da concentrici anelli di pietra, collocati in leggero aggetto verso l’interno. Su ciascuno di essi poggia quello sovrastante, di diametro minore. Se la pianta del trullo è circolare, il primo anello corrisponderà al perimetro murario. Le soluzioni adottate diventano più complesse quando il cono della copertura poggia su un basamento quadrato o rettangolare. Nelle strutture meno evolute tecnicamente, i filari più bassi del cono hanno forma quadrata, ma presentano spigoli progressivamente più arrotondatifino ad assumere, nei filari più alti, un andamento circolare. Altra soluzione è predisporre sui quattro spigoli del quadrato altrettante pietre tronco-piramidali, sporgenti verso l’interno, o quattro lastroni piatti. Così, i filari della copertura, poggiandosi su di essi, possono direttamente assumere forma circolare. Internamente la volta si presenta liscia e priva di sporgenze. Sia la muratura di sostegno che il cono interno sono imbiancati con latte di calce. L’unica parte che resta esposta alle intemperie e a causa di queste assume, data la tipologia della pietra, un colore grigio, è la copertura esterna. Questa è costituita da lastre calcaree, dette chiancarelle, chiancole o chianche, di forma allungata e spessore variabile, disposte senza l’uso d’alcun legante. Esse sono poste in filari sovrapposti con pendenza ve so l’esterno, per agevolare lo scorrimento delle acque piovane, e sono collocate in modo che la posizione delle superiori non corrisponda a quella delle sottostanti.
GLI AMBIENTI
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L’abitante del trullo era artefice dell’organizzazione degli ambienti e modificava la struttura in base alle proprie esigenze. Se i membri della famiglia aumentavano si edificava un altro vano, annettendolo alla costruzione più antica. La struttura del trullo, infatti, risulta essere sempre “modulare”, cioè consente l’annessione di nuovi locali al nucleo iniziale. Generalmente, gli ambienti utilizzati come stalle, depositi e ovili, erano separati dal nucleo abitativo, pur mantenendo la medesima tipologia costruttiva. L’abitazione vera e propria, pavimentata con basole di pietra calcarea, presenta un ambiente centrale con porta d’ingresso. Sovente, data l’esiguità di spazio, il volume della copertura conica era utilizzato grazie alla costruzione di un soppalco di legno, al quale si accedeva tramite una scala mobile. Esso serviva o come deposito per attrezzi agricoli e derrate alimentari o come camera da letto per i bambini. Nel sottostante ambiente si innestavano due spazi con funzioni definite: le alcove e i focarili. Le prime, di numero variabile in base ai componenti della famiglia, sono grandi nicchie destinate al riposo notturno, prive di finestre e di porte. Queste, alle quali si accede tramite un arco, presentano spesso una volta a botte, edificata con l’uso di cèntine. Esternamente l’alcova presenta una copertura parzialmente inglobata nel corpo del trullo maggiore e caratterizzata da sagome rotonde prive di cuspidi. I focarili, vani di dimensioni variabili, ormai una vera rarità, sono una sorta di stanza-camino destinata alla produzione di calore e alla cottura dei cibi. Quasi sempre da questo ambiente si accedeva, tramite una piccola porta, all'orto.
I PENNACOLI
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La sommità della copertura conica del trullo termina con filari di chiancarelle di dimensioni minori. Esse sono bloccate dal pinnacolo, elemento cuspidato, composto nella maggior parte dei casi da quattro elementi. La prima parte è costituita dagli ultimi filari sigillati con malta e generalmente imbiancati con calce; la seconda, in pietra, è detta cannarile e ha forma cilindrica o a tronco di cono; la terza, sempre in pietra, è detta carrozzola o scodella, secondo la forma; la quarta e ultima parte, la cocla, spesso costituita da una sfera di pietra, può assumere svariate forme.
Per alcuni studiosi i pinnacoli sono una sorta di “marchio”, posto dai differenti maestri trullari (costruttori) per contraddistinguere il proprio lavoro, o un semplice elemento decorativo prescelto dai proprietari della casa. Per altri, la loro origine è da ricondurre a una primitiva simbologia magica. Non a caso, le forme che li caratterizzano, (il disco, la sfera, il cono, la piramide a base quadrata o triangolare), nell’antichità erano connesse al culto solare, praticato dai popoli agricoli primitivi e documentato in Puglia fino al primo secolo a.C.
I SIMBOLI
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Magici: I simboli magici sono da ricollegare a segni astrologici, zodiacali e planetari. Ogni auspicio ha assunto una specifica simbologia, associata ad alcuni segni dello zodiaco. Pagani: Tali simboli, presenti prevalentemente in zone rurali, sono da ricondurre all’antico culto degli animali professato dai Romani. Queste raffigurazioni, così come le altre, hanno subito una progressiva modificazione interpretativa. L’aquila è diventata simbolo dell’anima che aspira al cielo. La testa del cavallo, del bue, del cane e il gallo rappresentano rispettivamente il lavoro, lo scongiuro da ogni sfortuna, l’emblema della famiglia e quello della vigilanza. Il serpente è segno di prudenza. Cristiani: Queste sono le raffigurazioni più comuni, numerose e varie. Infatti, i simboli primitivi, magici e pagani, reinterpretati, sono diventati espressione del culto e della credenza popolare. La cosa non risulta particolarmente strana dato che, anche il primo Cristianesimo assunse simboli solari e astrali, cambiandone il significato. Il simbolo più comune è la Croce. Ornamentali e Grotteschi: I simboli grotteschi, non sono collegati alla tradizione, ma sono frutto della fantasia del proprietario del trullo. Non mancano fiori, cuori intrecciati o stelle.
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Codice:
Favole Storiche - Associazione Turistica di Alberobello (Bari)
L' Associazione Turistica Culturale “FAVOLESTORICHE” è nata nell'incantevole contesto dei trulli di Alberobello nel Marzo del 2005. La nostra è una collaborazione di operatori turistici, studenti, artigiani, che negli anni hanno acquisito una vasta esperienza e professionalità nel settore turistico che hanno deciso di unirsi e mettersi al servizio dei turisti organizzando visite guidate, ristori e pernottamenti in posti da noi selezionati rispettando qualità e prezzo, feste all’aperto e in luoghi caratteristici, degustazioni enogastronomiche, visite culturali in aziende artigianali di produzione di prodotti tipici, visite guidate in trulli d’epoca perfettamente conservati con degustazioni e possibilità di acquistare prodotti gastronomici e souvenirs. Il nostro obbiettivo è quello di far sentire a proprio agio il visitatore e di far trascorrere un giorno una settimana indimenticabili, e far sì che tornando a casa il turista possa raccontare ad altri la sua bellissima esperienza in Puglia e di conseguenza, con il semplice passaparola coinvolgere altra gente a venire ad ammirare la nostra magnifica terra. Della storia di Alberobello non c'è nulla documentato dato che le prime notizie che si hanno della cittadina risalgono al periodo della liberazione, (1797), quindi questo paese vive una favola documentata dalle testimonianze degli abitanti stessi che l’hanno tramandata di padre in figlio sino ai giorni nostri ed è per questo motivo che abbiamo chiamato la nostra associazione “FAVOLESTORICHE” cioè una favola storica.